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PRIDE & PREJUDICE

Cronaca, Diritto e Diritti, Politica — By Massimo on luglio 6, 2011 at 15:51

 

Il 25 giugno ultimo scorso il senato dello stato di New York (a maggioranza repubblicana) approvava il “Marriage Equality Act“. Retto dal governatore repubblicano Andrew Cuomo, che lo ha proposto e firmato nonostante diversi giorni di manifestazioni di protesta nella capitale Albany, New York State diverrà il sesto degli United States ove sarà permesso sposarsi tra persone dello stesso sesso. Con buona pace della Corte d’appello che nel 2006 stabilì che per applicazione del principio di uguaglianza gli omosessuali non potevano contrarre matrimonio in quanto avrebbero costituito famiglie non procreative. Gli americani, si sa, in pubblico e quando si tratta di elargire principi, son sempre dei gran bacchettoni, rimembrando i tempi dello sbarco dalla Myflower.

In Russia, e non solo da quelle parti, sono proibiti perfino i cosiddetti GayPride. I manifestanti vengono trattati peggio che depravati, quasi al pari dei terroristi. D’altra parte, questi eventi minano l’ipocrisia perbenista su cui si regge lo status quo. E poi, così si dice, la Bibbia parla chiaro su Sodoma e Gomorra.

In Italia noi abbiamo il Papa. Il pontifex maximus, discendente dei costruttori di ponti. Affermatisi al potere di Roma come estensori e interpreti di regole ma anche, in primis, per la loro religiosa abilità di interpretare e giudicare i costumi. Cosa che ancora fanno. Abbiamo centinaia di pedofili tutelati dall’abito talare. Alcuni dei più pregiati prodotti nostrani li esportiamo perfino. Ma una cosa sono coloro che abusano dell’altrui ingenuità o forzano l’altrui volontà e altra, ben diversa, sono i depravati che ballano mascherati, svestiti, colorati, spudoratamente allusivi, gioiosi, gai appunto, come in una giornata carnascialesca fuori stagione, come un carnevale caraibico, dov’è risaputo abbondano i depravati, come quelli che ai Caraibi comprano casa attratti dai paradisi fiscali. I costumi di un popolo, dunque. Il volere degli dei non ce lo mettiamo? E la natura delle cose? Non sia mai che Giovanardi se ne abbia a male.

Certo, si dirà, la Chiesa Valdese, anche in Italia celebra da tempo matrimoni tra omosessuali. E d’altra parte i valdesi sanno come spillare denaro ad una delle comunità più benestanti della popolazione attirandone le simpatie. Specie in curiosa coincidenza con la scadenza dei termini per la scelta sulla destinazione dell’8 per mille in dichiarazione dei redditi.

In Italia, nessuna maggioranza in Parlamento ha mai osato approvare qualcosa di simile. “Recentemente” la finta maggioranza posticcia di Prodi, è vero, ipotizzava un finto programma elettorale in cui si bisbigliava di PACS e DICO. Appena un sussurro però, affinché le margherite appassite di quell’abominevole coalizione non perdessero improvvisamente tutti i petali a sentire certe proposte, segno di lascivia e perdizione. In Italia, il paese dei fiori, del sole, della cultura, di santi navigatori pizza mandolino mafia spaghetti etc etc. … un frocio è un frocio. Un prendinculo, un finocchio di merda, un pederasta da bastonare a sangue senza che i custodi dei costumi si scompongano troppo. Figuriamoci legittimare le loro unioni.

Il ministro Frattini, chiama in causa anche la Costituzione (repubblicana anch’essa), che all’art. 29 ricorda la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, non ammettendo secondo alcuni le famiglie “innaturali”.

Eppure, in questi giorni, perfino in Sicilia che, nell’immaginario di piccolo borghesi radicalchic del cazzo è una delle regioni più retrograde del nostro Paese, forse la più conservatrice (ma … a Statuto speciale), le cose danno l’impressione di poter cambiare. Così è se vi piace. Ebbene, perfino laggiù “in Africa” si è presentata, mesi fa, una proposta di legge per la regolazione delle unioni di fatto tra omosessuali, tentando di estender loro parte dei privilegi, onori e oneri, normalmente ricollegati all’istituto del matrimonio. Il cosiddetto registro delle unioni civili.

Intanto, nella seconda settimana di Giugno, prima delle news dallo Stato di New York, a Roma si è assisteva alle iniziative dell’EUROPRIDE

…CONTINUA …

 

Massimo Murru

 

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2 commenti

  1. valentina scrive:

    l’art. 29 Cost. tutela la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
    Ma il matrimonio non esiste in natura, non è un istituto naturale! è solamente un istituto giuridico e, prima ancora, religioso, per cui che il matrimonio possa essere il fondamento di una società naturale mi pare quantomeno una contraddizione.
    Inoltre tutelare la famiglia cosiddetta “naturale” non può significare escludere da qualunque forma di tutela le famiglie cosiddette “non procreative”! Una simile interpretazione va contro l’art. 3 Cost., che vieta le discriminazioni sessuali, per non parlare delle varie convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo cui l’Italia ha aderito!
    Ammesso e non concesso che l’art. 29 sia in contrasto con l’art. 3, il conflitto va risolto a favore dell’art. 3 che, in quanto inserito tra i principi fondamentali, prevale sull’art. 29 (lo dimostra il fatto che i principi fondamentali siano posti dalla giurisprudenza costituzionale al di sopra delle altre norme costituzionali in tema di prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno).
    Ammesso e non concesso, perchè l’art. 29 può essere benissimo interpretato in senso conforme all’art. 3, tutelando la famiglia “naturale” ma al tempo stesso lasciando libero il legislatore di tutelare anche le altre forme di famiglia. D’altronde, l’art. 29 mirava solo a salvaguardare la famiglia fondata sul matrimonio da eventuali pretese di famiglie altrettanto naturali ma illegittime. Nemmeno si poneva il problema delle famiglie LGBT, perchè di fatto non esistevano, l’omosessualità era praticata solo in clandestinità! quindi l’art. 29 è semplicemente anacronistico, e va reinterpretato alla luce dell’art. 3 e della mutata coscienza sociale, al pare di ciò che si fa con tutte le altre norme costituzionali!

  2. Massimo scrive:

    Premesso che il commento, per il quale ringrazio Valentina (infatti amo tali precisazioni anche se spesso non possono rientrare nei posti), fa riferimento alle dichiarazioni di Frattini e di coloro che le condividono, vediamo un poco di fare l’avv. del diavolo.
    Art.3, non necessariamente sarebbe violato, secondo alcuni, infatti, non ci sarebbero discriminazioni relative al sesso ma un istituto che già nel suo nome racchiude la natura e ratio dello stesso. La parola Matrimonio infatti deriva dal concetto di compito della madre. Secondo alcuni non legato al parto di figli ma alla loro legittimazione a seguito dell’unione. Ma certo non ci si riferiva ai figli avute da altre donne e quindi torniamo al concetto di PASSAGGIO DELLA DONNA sotto la responsabilità di un nuovo paterfamilias allo scopo di generare figli definibili legittimi. Alienazione di bene determinato da un Patrimonio (insieme dei beni alienabili del pater familias che ha il COMPITO di tutelarli ed amministrarli) ad un altro. Questo magari non si riferisce a una società naturale, dove per le ragioni sostenute da Hobbes, sarebbe assai probabile che il matrimonio non avrebbe alcun senso giacché gli uomini, come le altre bestie, prenderebbero una donna (o un uomo se preferite) ogni talvolta che la desiderano e fino al termine del desiderio stesso, per il proprio soddisfacimento. I figli sarebbero una conseguenza per lo più non ricercata, se non dalle donne, le quali tenterebbero di procurarsi il miglior seme per produrre la miglior progenie…oltre al proprio soddisfacimento,naturalmente. In tutta questa società naturale, non vi sarebbe alcuna traccia dei DIRITTI, specie di natura economica, da ricollegarsi all’attuale istituto matrimoniale. Con buona pace di chi ne pretende una estensione.
    Tutto questo, al massimo, sarebbe ovvia ragione per una abolizione dell’istituto, visto il suo retaggio e l’eventuale fumus di contraddizione dell’istituto stesso con l’art.3 sopraccitato.

    Altresì concordo pienamente sulla ratio dell’art.29 in merito alle pretese delle eventuali famiglie illegittime, tra l’altro e per quanto detto sopra, ben più naturali delle legittime.

    In conclusione concordo con Valentina circa la fregnaccia espressa da Frattini e le regole di interpretazione del diritto, riportate a loro volte in testi accessibili a tutti coloro che vogliano saggiarne la correttezza e confermate dalla giurisprudenza. Se non ché, rimane il problema di un istituto a mio parere anacronistico, in contrasto con la costituzione e con la dignità umana e che per tanto dovrebbe essere abolito con ignominia dal diritto positivo e sostituito con istituti più adeguati.

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