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BUSINESS IMMIGRATO

ATTUALITA', Politica — By Salvatore on maggio 20, 2011 at 10:06

 

Può sembrare agevole, come d’uso soprattutto nell’area della c.d. “destra radicale” (che meglio identifico quale destra “terminale”), liquidare il fenomeno dell’immigrazione con formule drastiche quanto idiote.
Il problema, invece, presenta molteplici aspetti di assoluta complessità.

Innanzitutto è erroneo confondere l’immigrazione con “gli immigrati”.
Esistono gli immigrati, persone ogni volta diverse con dolorose motivazioni, esistenze e obiettivi diversi.
Esiste, poi, a monte, un sistema che provoca disastri da decenni, costringendo le masse di disperati a muoversi. Non sono i problemi climatici o la scarsità di risorse primarie – tutti conoscono la ricchezza del sottosuolo nordafricano – ma il barbaro sfruttamento di quei territori effettuato dalle grandi lobbies a generare i grandi spostamenti. Il tutto con la supina complicità delle classi dirigenti occidentali, beneficiarie perlopiù di qualche briciola.

Strettamente legato a questo fenomeno è lo spregevole businness sull’immigrato. V’è una miriade di associazioni che lucrano al propagarsi dell’infezione. Prima fra tutte la Caritas, beneficiaria di gran parte dell’8 per mille versato alla Chiesa. E’ un dato di fatto che più il fenomeno aumenta, maggiori sono le sovvenzioni che la Caritas ed altre analoghe realtà percepiscono. Non per caso è la Cei a guidare la cordata dei buonisti ogni qual volta un politico propone una regolamentazione.

Un’ulteriore stratagemma depotenziante – anche stavolta adeguatamente “orientato” dai media compiacenti, soprattutto in area destra – è quello che vorrebbe l’identità immigrazione = criminalità.

Il fatto che ci sia una larga parte degli immigrati dediti alla delinquenza – verosimilmente più per “fame” che per intrinseca attitudine criminale dell’extracomunitario – e l’enfasi attribuita ai fatti di cronaca nera riconducibili ai misfatti di qualche sbandato, serve soltanto a spostare l’attenzione su aspetti marginali del problema. Che non è, ripeto, la pericolosità della delinquenza straniera quanto invece la globalizzazione incontrollata e la internazionalizzazione delle classi produttrici provocata dall’immigrazione incontrollata unita alla denatalità.

Alimentare le paure causate da alcuni fatti di cronaca diventa ottimo pretesto per le oligarchie dominanti affinché l’attenzione si sposti dalla incipiente catastrofe socio economica e per legittimare aggressione armate contro i vari spettri dalle intercambiabili fattezze (un Bin Laden qualsiasi da annientare).

Nella realtà, l’immigrato è una vittima e i suoi carnefici sono quelli, consapevoli o meno che siano, che organizzano le marce in loro difesa o, peggio, si dedicano alla loro assistenza. Perché godono del dramma ché dal dramma dello sradicamento dei popoli dipendono prebende e la loro stessa sopravvivenza.

Questo vero e proprio apparato criminale, fatto di sottili complicità e interessi convergenti a danno dei popoli europei e degli stessi immigrati, può essere sconfitto.
A patto che si superino antichi steccati ideologici che vorrebbero i pro e i contro immigrazione gli uni a sinistra e gli altri a destra; a patto che si comprendano gli interessi in gioco e i protagonisti della partita. Che non siamo noi, burattini emotivi in balia della mafia in doppiopetto, né gli immigrati, veri e propri strumenti inconsapevoli dei loro carnefici.

Salvatore Puleo

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12 commenti

  1. valentina scrive:

    Condivido la maggior parte delle cose dette da Salvatore, ma vorrei fare qualche considerazione. Non sono convinta che chi si prodiga in favore dell’assistenza agli immigrati lo faccia con la consapevolezza di partecipare a un business, ma trovo molto verosimile che nelle alte sfere si facciano anche (se non soprattutto) considerazioni di ritorno economico, come purtroppo avviene in tutti i settori, e non solo in questo. E, comunque, il problema immigrazione non si risolve eliminando l’assistenza agli immigrati. Vero è che c’è molta ipocrisia quando si parla di certi temi: in tanti tra coloro che inveiscono contro i respingimenti e invocano l’accoglienza non si sognano minimamente di ospitare qualcuno di questi disgraziati in casa propria (ma anche qui, la cronaca a volte ci offre delle belle eccezioni). Però attenzione. Anche il discorso del “aiutiamoli a restare in casa propria” (su cui tendenzialmente concordo: e penso che anche loro preferirebbero stare meglio senza doversi sottoporre ai rischi e agli stenti di certe traversate!) può nascondere molte ipocrisie ed essere solo un modo per non dover affrontare il problema in casa nostra. Problema complicatissimo, ad ogni modo, perchè coinvolge non solo gli interessi economici, ma anche quelli politici, e implica una modernità culturale che ancora non abbiamo, temo.

  2. salvatore scrive:

    cara valentina, vorrei fra chiarezza.
    sono certo dell’inconsapevolezza dei molti operatori umanitari e delle molte persone comuni che si prodigano per aiutare l’immigrato.
    ciò non sposta i termini della questione. l’assistenza agli immigrati è diventata una questione d’affari.
    per ogni immigrato “a carico” la caritas spende cifre esorbitanti. CEI e criminalità varia si schierano apertamente contro ogni tentativo di arginare il fenomeno, adducendo motivi umanitari quando la realtà è altra.
    non si tratta di effettuare i noti respingimenti. questi si rendono necessari nei frangenti emergenziali, come quelli vissuti da Lampedusa settimane orsono.
    qui si tratta di smascherare i colpevoli.
    va inteso – peraltro – che il criminale non è tanto il viscido speculatore (sia esso cardinale, politico o presidente di associazione) quanto il meccanismo gigantesco del capitalismo anti-identitario e anti-nazionale che funge da untore della disperazione di queste povere genti, incitandoli ad abbandonare le proprie terre, le proprie tradizioni, la propria cultura per snazionalizzarne l’essenza, nel tentativo di renderli anonimi consumatori apolidi, massa informe omologata.
    quanto ad aiutarli in casa propria, sarà banale ma è davvero l’unico rimedio. il problema è come aiutarli: non è “esportando” la democrazia occidentale che li aiuti. fermo restando che la democrazia, aborto marcescente della rivoluzione francese, è il più grande bluff della storia, i popoli dediti all’immigrazione hanno storia, tradizioni ed intime essenze estranee alla cultura democratica.
    in questo sono anni luce migliori di noi. riconoscono i capi non dal numero delle schede cacciate nelle urne ma dal carisma, o dall’anzianità, o dalle gesta.
    sono estranei al buonismo di maniera sotteso al climax democratico – quello che ti fa dire “povere donne maltrattate” e nel contempo ti induce a ritenere giusti i bombardamenti della NATO.
    sono esenti (ancora per poco) dalla tentazione consumistica, vero e proprio pilastro della democrazia. senza il consumismo la democrazie crollerebbe: laddove viene meno la promessa prosperità materiale, le istituzioni vacillano (quanta vicinanza col comunismo: al venir meno delle “magnifiche sorti e progressive” del miraggio marxista, la massa incazzata in pochi mesi ha rovesciato 50 anni della propria storia per darsi ad una nuova promessa di prosperità materiale).
    aiutare quei popoli significa rispettarne prima di tutto le stesse ragioni d’essere. significa incentivare la loro economia tradizionale, che è cosa diversa da costruire una fabbrica di automobili americane per sfruttare a costo zero la manodopera locale.

  3. taccuinodiwatson scrive:

    Ma quanto mi piace questa conversazione…

  4. valentina scrive:

    credo fermamente nel diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il chè significa che non dobbiamo imporre a nessuno la nostra democrazia e il nostro capitalismo, ma nemmeno dobbiamo costringere nessuno a starsene in isolamento per non essere contagiato dal nostro pericolossissimo virus!
    ognuno dovrebbe poter seguire liberamente le proprie inclinazioni (politiche, culturali, ecc.), ma sarebbe ingenuo (e utopico) pensare che si possa realizzare un mondo dove non esistano rapporti di forza tra le nazioni (figuriamoci poi tra i singoli!).
    è la natura umana che implica di per sè la volontà di primeggiare, e anche a voler prescindere dalla forza bruta, cioè dalla forza militare, qualunque contatto economico e/o culturale porta con sè il confronto, e dal confronto può nascere l’invidia, il desiderio di essere come l’altro, o può invece scaturire l’orgoglio, la volontà di non cambiare…
    Se altri popoli vedono nel nostro stile di vita un modello da seguire, e per questo abbandonano le proprie tradizioni, possiamo biasimarli, ma non impedirglielo. Idem per quelli che invece ci considerano deprecabili, immorali ecc., destinati all’autodistruzione.
    D’altra parte, non è vero che le tradizioni altrui sono sempre “buone e giuste”, nè è vero che le nostre sono tutte “marce e corrotte”. Attenzione a non idealizzare (nè a demonizzare) chicchessia!
    Detto questo, io amo il mondo in cui vivo, pur con tutti i difetti che gli riconosco, e l’acredine di Salvatore nei confronti delle cosiddette democrazie occidentali mi lascia perplessa…anche se io preferirei che seguissimo il modello scandinavo piuttosto che quello americano…

  5. salvatore scrive:

    L’acredine non è contro le democrazie occidentali, è contro la democrazia in sè.
    Non significa l’apologia della tirannide – o dittatura – significa nostalgia, disio (ahimè, destinato a restar tale) di distacco dalla modernità attuale.
    Significa orientamento della comunità in senso verticale e non orizzontale o “dal basso”, come si ama dire per elogiare la sovranità (?) popolare.
    Quanto al mondo in cui viviamo (?) lungi da me pretendere che non lo si ami. In fondo qualche scampolo di luce si trova, qualche angolo di bosco, di monte o di mare dove ritrovare la consonanza con il vibrare dell’essenza ancora esiste, qualche compagno-fratello-camerata e anche qualche estraneo col quale è piacevole interloquire pur esiste!
    Non lo amo, lo vivo, “cavalcando la tigre”.
    L’osservazione per la quale non si può impedire ad un popolo di adottare le nostre tradizioni (quali sarebbero, poi, le nostre Tradizioni vive? La Romanitas? La Virtus? L’Honestas? Nulla di tutto ciò che valeva è rimasto, se non l’ologramma, un tenue spettro, il folklore) non mi convince.
    Quando un popolo “decide” di snaturarsi non lo fa perchè trova più convincenti altre “tradizioni”. Lo fa perchè qualcosa, qualcuno, l’ha svuotato, lasciandolo orfano di sè.
    L’evoluzione sana, naturale, di una comunità non va verso la brutale spersonalizzazione.
    Il che non significa assenza di contatti.
    Roma, nella sua cavalcata imperiale, venne in contatto con popoli e culture differenti. Pur sconfiggendole in battaglie, si arricchì (e arricchì) di divinità (emblematico, il culto solare di Mithra) di costumi e Tradizioni. Contaminò a sua volta, come detto, rispettando. S’impose, certo, ma con lo Stile che le era proprio.
    Oggi nulla di tutto questo. Oggi che, svuotati dal 1945 di quanto ci apparteneva, respiriamo il vomitevole tanfo dell’americanismo, cosa possiamo dare? Di cosa, di grazia, possono arricchirsi i popoli sciagurati coi quali entriamo in contatto (armato)?

  6. valentina scrive:

    questo, caro Salvatore, lasciamolo decidere a loro. Evitiamo l’ipocrita paternalismo di chi crede di sapere cosa sia meglio per gli altri. E’ già tanto se siamo in grado di decidere cosa è meno peggio per noi stessi!

  7. Massimo scrive:

    Bè, Vale, ma quantomeno un governo deve assumersi la responsabilità di decidere anche cosa è meglio o peggio per gli altri … che hanno l’onere e l’onore di governare

  8. valentina scrive:

    Ogni governo ha il DOVERE di prendere delle decisioni, assumendosene la responsabilità, su cosa sia meglio o peggio per il popolo che lo ha scelto. A questo serve la democrazia: a permettere ad una data comunità di scegliere chi deve rappresentarla in certe decisioni. Ma si tratta di decisioni che attengono alla sfera pubblica, mentre ognuno deve poter prendere da solo le decisioni che attengono alla propria sfera privata, e in queste ultime includerei anche quelle che riguardano la scelta di un determinato stile di vita (consumistico, ascetico, o altro).
    Il principio di autodeterminazione dei popoli, però, non attiene al modo più o meno democratico in cui una comunità sceglie i propri governanti, ma al fatto che un Governo possa considerarsi vera espressione di quella comunità.
    Se poi un popolo sceglie i propri leaders attraverso acclamazioni plebiscitarie, piuttosto che con elezioni democratiche, o accetta di buon grado il leader che si impone con la forza sui suoi avversari…va bene uguale, purchè ciò possa considerarsi il risultato di una consapevole volontà di quel popolo (inteso ovviamente nella sua generalità, perchè poi è ovvio che in nessuna comunità esiste l’unanimità di vedute). Però non possiamo essere noi a dire loro che DEVONO o NON DEVONO seguire il nostro esempio. Deve trattarsi di una LORO libera valutazione. Noi pensiamo a scegliere meglio i NOSTRI di governanti!!!

  9. salvatore scrive:

    il punto è proprio questo: la demo-plebeo-crazia occidentale non lascia che i popoli si auto-determinino: impone (con le bombe “liberatrici”) i suoi dis-valori; è mestatrice, con finanziamenti ai servizi segreti altrui e assoldamento di beceri tribuni, per il sovvertimento delle altrui istituzioni; è manipolatrice, ché fa apparire per “bene” lo stravolgimento delle altrui tradizioni, operato con l’esportazione del nostro mondo (in dissoluzione).
    Io non ho notizia di popoli che abbiano scelto liberamente di mutare radicalmente i propri costumi. Non trovo riscontri. Chi sarebbero, di grazia?
    Gli Iraqeni? Gli afghani? I serbi?
    Oppure noi, gli europei, abbiamo avuto la possibilità di scegliere se proseguire con i fascismi? Non ci hanno forse “liberato” con le bombe e scatenandoci gli uni contro gli altri in una sanguinosa guerra civile?
    Oppure i russi sono stati liberi di scegliere di abbandonare il comunismo e subire il capitalismo yankee? Non sono forse stati impoveriti, non sono forse stati sobillati dai vari Eltsin, uomini da nulla al soldo delle potenze straniere nemiche?
    Liberissima di credere nel tuo come il migliore dei mondi possibile!
    Io trovo ristoro in ben altri pensieri.
    Viva gli uomini liberi! Viva chi non si arrende!

  10. valentina scrive:

    Salvatore, quello che dici è vero, ma io non riesco a immaginare il “mondo libero” che tu sogni, e se ci provo l’unica cosa che mi viene in mente è l’anarchia. E’ un mio limite, forse.
    Ma pure tu, forse, pecchi un po’ di ingenuità. Ogni libertà non può che essere una libertà condizionata. Può non piacerti, ma la libertà assoluta non è di questo mondo. Non scegliamo dove nè da chi nascere, nè in quale cultura o quale religione, e tutto l’ambiente che ci circonda fin dalla nascita limita la nostra libertà imponendoci i propri schemi. Ma non mi pare esista una soluzione a tutto questo, se non l’infima possibilità che ci è data di provare a cambiare, nel nostro piccolo, quegli schemi se non ci piacciono. Quanto alle bombe, dal fascismo ci hanno liberato anche le braccia e le idee di tanti oppositori al regime, e anche lì, comunque, si è fatto ampio uso e abuso di violenza…eppure non riesco proprio a rammaricarmene. Anche il fascismo, tra l’altro, mica ce l’eravamo scelti tanto liberamente, o sbaglio?
    nemmeno io condivido la cosiddetta “esportazione della democrazia”, nè quella fatta con le bombe, nè quella fatta con la propaganda. A parte il fatto che dietro ci sono sempre (e a volte solo) motivazioni economiche, si tratta di qualcosa che va contro l’autodeterminazione dei popoli.
    Ma quando si levano spontanee insurrezioni popolari, che vengono represse nel sangue…nemmeno stare a guardare è conforme al principio di autodeterminazione, eppure noi purtroppo lo facciamo con quei Paesi che non ci conviene provocare (leggi Iran, Yemen, ecc.).
    Contro simili repressioni forse servono anche le bombe, perchè al momento il diritto internazionale non offre grandi strumenti (a parte gli embarghi economici e diplomatici che però non sempre sortiscono buoni effetti e richiedono comunque periodi troppo lunghi). Bisognerebbe ripensare l’intero diritto internazionale, ripensare l’ONU, svincolarlo dai veti incrociati dei vari Paesi e dotarlo di forze armate proprie (e non “gentilmente prestate” dagli Stati) che intervengano sempre in simili situazioni sulla base di condizioni predeterminate.

  11. salvatore scrive:

    cara Valentina
    apparteniamo a due “razze” dello spirito differenti.
    la libertà esiste, è quella dell’individuo assoluto che non obbedisce ad alcun imperativo categorico che non sia quello che proviene dalla propria essenza. e se si abbassa ad uniformarsi a leggi e regole che non sente proprie, lo fa solo perché questa non è epoca di rivoluzioni (purtroppo) nell’occidente assopito.
    quanto ai fascismi abbiamo idee molto distanti, ma andremo fuori tema…
    quanto alle “spontanee insurrezioni popolari” cui fai riferimento, non ne vedo. Vedo invece false insurrezioni create mediaticamente (come quella in Libia, vera e propria favola creata ad arte); vedo insurrezioni provocate da finanziamenti esteri tramite servizi e agenti provocatori; vedo etnie che si ribellano ad altre etnie senza che a nessuna di queste possa attribuirsi la parte del buono e del cattivo, essendo semplicemente fazioni in lotta per il predominio…siamo noi (loro) che, in base alla convenienza del momento, diciamo quello è buono, quell’altro è il cattivo…esempio emblematico furono i serbi, additati come cattivi perché restii a sottomettersi all’espansionismo americano successivo alla caduta del fronte orientale comunista.
    L’ONU è una farsa, una roba da sbellicarsi dal ridere. E così tutte le altre organizzazioni internazionali, pieni di buoni propositi nelle proprie carte fondamentali e pieni di porci all’interno. L’ONU emette continuamente sanzioni nei confronti di Israele e nessuno se lo fila…salvo poi invocarlo quando conviene (cioè quando lo si chiama in causa perché il cattivo di turno non si fa sodomizzare dagli esportatori di democrazia).
    quanto all’Iran, alla Siria ecc ecc, io ammiro chi – isolato, oltraggiato, dileggiato, perseguito – non si arrende!
    Ti consiglio una lettura: il Mullah Omar di Massimo Fini.
    saluti

  12. valentina scrive:

    ne ho sentito parlare e certamente lo leggerò.
    Su tutto il resto hai perfettamente ragione: abbiamo idee molto distanti. Agli antipodi, direi.

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