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SOURCE CODE

CULTURA E SPETTACOLI, Cinema — By Federico on maggio 12, 2011 at 14:23

Un uomo (Jake Gyllenhaal) si sveglia su un treno di pendolari diretto a Chicago. Attorno a lui, varia umanità: la sua amica avvenente (Michelle Monaghan), un comico che non fa ridere, un adolescente imbranato, e così via. Solo che l’uomo non capisce per quale motivo si trovi lì: non riconosce nessuno dei passeggeri e afferma addirittura di essere un’altra persona. Poi, all’improvviso, il treno esplode. Lo stesso uomo si risveglia in una capsula buia. È un militare proveniente dall’Iraq, si chiama Colter Stevens e non può uscire dal loculo in cui si trova. L’unico contatto con il mondo esterno è rappresentato da un monitor attraverso il quale può vedere e parlare con un altro militare, una donna (Vera Farmiga). Il Capitano capisce molto presto di essere al centro di un esperimento militare che gioca col tempo per sventare un attacco terroristico futuro, attingendo il maggior numero di informazioni possibili dal passato. Il suo compito è quello di “rivivere” gli ultimi otto minuti di vita dell’insegnate Sean Fentress, passeggero di un treno esploso nelle prime ore della mattina, per scoprire l’identità del terrorista e sventare così la minaccia di un secondo attentato, questa volta di natura atomica.

 

Lo spettatore capisce subito che qualcosa non quadra, soprattutto se ha già visto l’opera precedente del regista Duncan Jones (figlio di David Bowie), Moon. Jones si confronta ancora una volta con il genere fantascienza infarcito di temi filosofici ed esistenzialisti (finanche filosofici esistenzialisti) in cui è la mente l’unico spazio rilevante e il tempo la variabile principe. Un tempo reiterato in cui, come nel celebre Ricomincio da capo di Harold Ramis con Bill Murray, ad ogni salto indietro nel tempo, il protagonista acquisisce informazioni nuove e si avvicina alla soluzione del mistero, nel disperato quanto paradossale tentativo di cambiare il corso della storia, contravvenendo agli ordini dei suoi superiori, consapevoli dell’impossibilità di cambiare il passato e con questo il futuro.

 

Paradosso è senza dubbio la parola chiave di ogni buon film di fantascienza basato sui viaggi nel tempo e il finale, intelligente e nient’affatto scontato, solleva dalla mediocrità un’opera sicuramente interessante ma attraversata da qualche momento di stanchezza a cui non giova la ripetizione infinita di situazioni e dialoghi non particolarmente brillanti. Se poi ci aggiungiamo la “strana” sensazione, da dejavù, di trovarci di fronte ad una materia narrativa certamente non nuova e sicuramente riproposta, sebbene in salse diverse (vedi i vari Lost e Flashforward) sia in televisione che al cinema negli ultimo due o tre anni, allora il quadro è completo.

 

C’è chi consiglia questo film come semplice divertissement adatto ad una serata spensierata. Niente di più sbagliato: come tutti i film “seri” basati sui viaggi nel tempo, Source Code richiede un grado di attenzione superiore a quello generalmente richiesto da un pop-corn-movie, stimolando la fantasia e le abilità intellettive dello spettatore che, anche dopo la visione, cercherà di capire, come già in Donnie Darko (non a caso sempre con Gyllenhal) e nel più recente Inception, il vero significato dell’ambiguo e stratificato finale, volutamente lasciato aperto a varie interpretazioni. Attività alla quale un vero cinefilo non potrà certo sottrarsi; tuttavia, viene da domandarsi se ne valga davvero la pena.


Federico Larosa


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1 commento

  1. Massimo scrive:

    Sinceramente ho preferito, e tanto, il suo precendente film. Quel MOON ch’è un piccolo capolavoro realizzato con due spiccioli. D’altra parte, da Meliès in poi, si sa … per avere la Luna bisogna essere creativi.

    Questo, nel suo finale, più che “Ricomincio da capo” (per il noto meccanismo del giorno della marmotta) richiama il precedente e più sostanzioso “L’esercito delle 12 scimmie” … a proposito di finali aperti sui meccanismi dei viaggi nel tempo.
    E a proposito di questi … Source code, film carino e di maniera ma niente che rimarrà sui manuali di storia del Cinema, ricorda tanto quella serie Tv in onda in Italia col titolo “Quantum Leap – In Viaggio nel tempo” che molto prima di prodotti come Lost e Flashforward (certo strutturalmente più complessi) allietava i miei pomeriggi dei primi anni ’90 … sostituendo in palinsesto estivo … “la signora in giallo”

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