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SIFNOS

Fotografia, Primo Piano — By Valeria on maggio 6, 2011 at 11:53

 

Questa fotografia rappresenta perfettamente la poetica di Cartier Bresson.

Geometria, luce e uomo ne sono gli elementi fondamentali. La foto blocca l’ istante in cui una persona sale le scale. La presenza umana è indispensabile a rendere più caldo e morbido uno sfondo ritratto nella sua geometria più essenziale, esclusivamente delineata dai giochi di luce che ne amplificano la plasticità. Probabilmente influenzato dai suoi studi di pittura, anche questa immagine ha un sapore pittorico, sia per il tipo di bianco e nero, sia per il tipo di luce. I muri diventano quasi morbidi, così come la scalinata.

Una composizione equilibrata ed armonica ci trasporta subito allo scenario della foto, una soleggiata giornata nelle vie di Sifnos in Grecia. Scena di vita quotidiana, dove il fotografo ha saputo cogliere alla perfezione quell’ istante.

Così la maggior parte delle fotografie di Henri Cartier Bresson, sono caratterizzate dalla geometria delle forme immortalate che si incontrano con l’ elemento umano, quasi a voler fondere l’ ambiente con l’ uomo, la materia con lo spirito.

E’ attraverso un’economia di mezzi e soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva.

Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace. A questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale.

Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento.

… E’ porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.

… E’ un modo di vivere.

La “tecnica” è importante solo se riesci a controllarla al fine di comunicare quello che vedi. La tua personale “tecnica” devi creartela e adattarla all’unico fine di rendere la tua visione evidente sulla pellicola. Ma solo il risultato conta, e la prova conclusiva è data dalla stampa fotografica.

Henri Cartier-Bresson racconta: “La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’ attimo che, in termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico”.

Bresson sapeva che fotografare non è soltanto un modo diverso di osservare il mondo, ma piuttosto un modo diverso di viverlo, di assimilarne i significati, di percepirne l’essenza. Se la realtà ad occhio nudo altro non è che un susseguirsi vorticoso di immagini senza ordine apparente, osservare questo caos attraverso l’obiettivo fotografico significa in un certo senso offrirsi ad esso nel tentativo di ricercare e costruire quell’ordine, lasciarsi investire dal flusso e dominarlo, immortalandone il singolo istante per l’eternità. Bresson, nella sua lunga carriera, ha attraversato quasi un secolo intero di immagini. Lontano dagli scenari di guerra e dalle urgenze d’attualità, Cartier-Bresson è riuscito a fissare nei suoi scatti quei momenti decisivi in cui risiede, nel medesimo istante, il senso di quel che siamo e di quel che abbiamo vissuto. A differenza di molti altri bravi fotografi, egli non ha scelto di ascoltare esclusivamente il grido di sofferenza della guerra e le immagini d’effetto che facilmente si offrono all’obiettivo fotografico, ma ha comunicato la propria arte ricercandola nel silenzio, nella semplicità espressiva di un sorriso o di uno sguardo assente, in quegli spazi geometricamente perfetti che sono vuoti metafisici fatti di ombre e luci, nei quali la solitudine dell’individuo si fonde e diventa un tutt’uno con l’ambiente circostante, con l’universo intero. Un uomo sempre avverso ad ogni forma di agghindata accademia e continuamente alla ricerca di nuove esperienze; uno sguardo anarchico sul mondo che ci ha lasciato un patrimonio di immagini straordinario, una sorgente inesauribile di volti, di forme e di significati profondi.

 

Valeria Murgia

 

VALERIAMURGIA.IT

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Henri Cartier-Bresson

(Chanteloup, 22 agosto 1908 – LíIsle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004)

Dopo gli studi giovanili, Henri fu presto attratto dalla pittura, grazie allo zio Louis, e comincerà i suoi studi che lo inizieranno all’ambiente dei surrealisti francesi, inizialmente disinteressato alla fotografia, solo più tardi, nel 1930, durante un viaggio in Costa d’Avorio, per via della sua continua ricerca di immortalare la realtà, comprò la sua prima macchina fotografica, una Leica 35mm con lente50mm che l’accompangnerà per molti anni.  Nel 1947 fonda, insieme a Robert Capa e a David Seymour, la famosa Agenzia Magnum. Inizierà innumerevoli viaggi in cui farà molteplici reportage che gli daranno fama mondiale.

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