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IL GIOCO DELL’ANGELO

Libri — By Maurizio on aprile 29, 2011 at 23:57


“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo”.

Inizia così Il gioco dell’angelo e, mentre ne L’ombra del vento ci si appassiona mano a mano che scorrono le pagine, qui si ha subito l’idea chiara di ciò che sarà, forse un viaggio iniziatico ai limiti dell’occulto in un’aria di anime in vendita. Che terrà il lettore incollato fino agli ultimi capitoli. Purtroppo però la conclusione si rivelerà essere, più che deludente, un po’ scialba e completamente diversa da quella ambita. I più affermano possa essere un modo come un altro per lasciare libere le deduzioni dei lettori, altri ritengono il racconto un brulicare di domande che troppo spesso rimangono inutilmente senza risposta.

La forza di Carlos Ruiz Zafòn sta nella cura di ogni dettaglio, nell’attenzione a non ricalcare alcun personaggio già caratterizzato e soprattutto a suscitare emozioni anche attraverso l’uso di una sola parola. Vi perderete nel mondo da lui creato, fra le migliaia di citazioni disseminate qua e là fra i capitoli che, una volta letti, non vi lasceranno più.

A distanza di sei anni, esattamente il 17 aprile 2008, Carlos Ruiz Zafòn pubblica quello che promette essere il suo secondo capolavoro “adulto”. Un po’ per la lunga attesa e un po’ perché ancora una volta ambientato nella macabra Barcellona de L’ombra del vento, investita quasi continuamente da una pioggia torrenziale.

David Martìn nutre un sogno. Diventare uno scrittore. Uno scrittore di successo. Attorno a questo dilata l’amore che nutre da sempre nei confronti di Cristina, figlia dell’autista del conte Don Pedro Vidal, mentore di David, comprendendo fino a che punto, un sentimento, possa spingersi. Odierà ma alla fine capirà quanto forti siano i propri valori. Il suo amico libraio Sempere (in effetti il nonno di Daniel Sempere protagonista de L’ombra del vento), è l’unico amico degno di questa nomina che riuscirà a difenderlo anche dal pericolo più scabroso, eccetto da Andreas Corelli, editore francese di provenienza ignota. Il sinistro personaggio propone un lavoro a David Martìn confezionandolo in una stranissima richiesta, promettendo un drastico cambiamento per l’umanità e millantando di donargli una vita eterna.

“Non posso morire dottore, non ancora, ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire”.

In questo caso siamo in pieni anni venti. Più di venticinque anni prima del precedente libro. E per chi si è esaltato con il giallo attorno alle vicende di Carax troverà certamente intrigante l’intreccio che alcuni personaggi hanno, nel classico avvicendamento generazionale. Protagonisti in uno e secondari nell’altro.

E’ consigliabile leggere prima Il gioco dell’angelo e successivamente L’ombra del vento e non semplicemente  perché i due sono cronologicamente invertiti, ma perché, da esperienza acquisita, la lettura risulta essere più godibile e i due romanzi si riesce addirittura ad apprezzarli in egual misura.

Chi ancora non ha letto questi due libri di Zafòn, si prepari a ritrovarsi in una Barcellona ancestrale, che cattura, intrappolando nei suoi mille chiaro-scuri, come si fosse di notte nei vicoli del barrio gotico. La lettura dei due romanzi v’introduce in un’epoca buia attorniata da personaggi formidabili ma talmente umani da sconvolgere la vita. Segreti inenarrabili, risvolti dalle pieghe più oscure,  ombre sbucate dal nulla  e capaci di avvolgere inesorabilmente senza lasciare possibilità di fuga.


“E i giorni smisero di avere un nome”


Maurizio Ippoliti

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