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HEDONE'

Mondo Antico, Primo Piano — By Sara on aprile 22, 2011 at 10:35


Fumi d’incenso e profumo di aromi.

La carne è corpo, ma corpo intriso di desiderio. Sensuale è il corpo che desidera. Sensuale anzi è il corpo che desidera il desiderio altrui”.

Questo è il messaggio che sembra trasparire dalla scena, di chiaro contenuto erotico, raffigurata su un esemplare ceramico a figure rosse conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

Una coppia, ripiegata su se stessa ad enfatizzare l’intimità del momento, occupa il centro della composizione: la figura femminile è seduta accanto al suo amante che, a torso nudo e con una gamba poggiata su quelle di lei, ricambia il suo sguardo accarezzandole i seni. Un piccolo Eros alato a destra chiude la scena, mentre la figura con specchio in mano, presumibilmente Afrodite, si volge verso i due giovani, quasi a sottolineare come sia lei stessa a dispensare le gioie fisiche dell’amore, a suscitare bellezza e giovinezza, ispiratrici del desiderio. A conferire una connotazione rituale è un incensiere.

Nel mondo greco infatti la presenza dell’incenso e delle essenze è tradizionalmente legata alla sfera amorosa, in quanto richiama uno stile di vita raffinato, talvolta effimero, ma sempre seducente e appetibile. Nell’ambito dei sentimenti la forza magnetica degli aromi costituisce un elemento dell’eros, poiché la donna acquista la grazia attraverso il profumo, che ne esalta il fascino rendendola oltremodo sensuale.

I piaceri amorosi sono dunque inseparabili dalle fragranze poiché gli odori stimolano il desiderio e spingono all’unione dei corpi; non è un caso se proprio Afrodite, protettrice dell’amore in tutte le sue forme, verrà definita Hedoné, Voluttà, quando tutta coperta di profumi, “tutta fiera della potenza del desiderio”, si presenta al giudizio di Paride. Ma l’Afrodite profumata non è soltanto la protettrice della lascivia delle cortigiane, quando “capelli e seni inondati di profumi potrebbero risvegliare il desiderio di un vecchio”; al fianco di Era e Demetra la dea protegge i matrimoni, rappresentando sul piano religioso quella sessualità indispensabile ai legami legittimi.

È nel rituale delle Adonie, feste esotiche ai margini dei culti ufficiali, che le sostanze aromatiche e i rapporti di seduzione sono palesemente connessi. I partecipanti -uomini e donne- venivano reclutati soprattutto tra gli amanti, le cortigiane e coloro che le frequentavano. L’ubriachezza, i pranzi prelibati, i discorsi osceni, sono sufficienti a spiegare come agli occhi dei benpensanti tali feste rappresentassero l’immagine della sregolatezza femminile, inevitabile quando le donne si uniscono liberamente ai loro amanti riproponendo, in un quadro rituale, il mitico legame tra Adone e Afrodite.

In opposizione alle Adonie, il rituale di Demetra e le Tesmoforie si svolgevano in un’atmosfera solenne e grave. È proprio il comportamento sessuale delle donne che celebrano Demetra a contrastare più profondamente con quello delle fedeli di Adone. Mentre nelle Adonie gli uomini vengono invitati dalle donne, nelle Tesmoforie essi sono tenuti lontani, separati dalle loro spose, e l’astinenza sessuale è imposta durante i tre giorni della festa.

Sul piano dei profumi, la differenza tra i due tipi di donne assume la forma di un antagonismo aperto. Le donne di Demetra ricorrono ai rami dell’agnocasto, arbusto che provoca la castità e calma il desiderio sessuale per farsi dei giacigli su cui riposare; mentre le Adonie sono occasione di banchetti lussuosi, alle Tesmoforie spira un “odore di digiuno”; le fedeli di Demetra non sono coperte di aromi, ma emanano un leggero odore di putredine, mezzo per ottenere la separazione provvisoria dai mariti. Non è un caso che le donne mangino spicchi d’aglio durante la festa, affinché l’alito non sia profumato e siano scongiurati i piaceri amorosi.

Nonostante le condanne dei moralisti verso i cosmetici e le esortazioni alle giovani spose ad astenersi dall’impiego di profumi, in Grecia il piacere amoroso non può fare a meno degli aromi. La maggior parte degli uomini, osserva Plutarco, non è disposta a coricarsi con le proprie donne se non vengono cosparse di essenze. Il matrimonio contempla un uso moderato di aromata e unguenti, intimamente connessi al rapporto di coppia.

La sposa, si palesa a poco a poco nel corso delle nozze. Essa sa di non essere solo uno strumento di riproduzione o sa di poterlo essere solo se l’atto sessuale viene consumato, e perché questo avvenga occorre l’incarnarsi del desiderio, che agisca da attrice erotica.

La donna greca è però soprattutto madre; l’aroma sensuale che la circonda il giorno delle nozze, rendendola seducente alle narici del suo sposo via via si dissolve nella neutralità olfattiva del quotidiano: il piacere si spegne nella riproduzione. Alla donna-madre simbolo di una sessualità regolata, si contrappone l’etera, la femmina selvaggia che prende parte ai banchetti, il cui uso della sessualità esorbita dalla normativa riproduttiva .

È sempre alla donna però che tocca se-ducere, portare a sé, metaforicamente deviando l’uomo; che sia della moglie legittima, dell’amante o di una prostituta, il corpo femminile profumato appaga sempre l’uomo, che passa il suo tempo dividendosi tra le cure della sposa e gli inviti ammiccanti delle ancelle di Amore.


Sara


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