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LA FAMIGLIA PERFETTA

Cinema — By Maurizio on dicembre 22, 2012 at 12:51

 

- “Quando qualcuno lascia una persona, chi è che muore veramente?” 

- “Chi rimane da solo”

In un mondo dove nessuna idea è originale perché già concepita da altri e dove le taciturne citazioni* creano spunti divertenti per un film che è tutto, tranne che una commedia natalizia dove si ride a forza di parolacce, allora Una famiglia perfetta può essere considerato un film perfetto.

Nasce dal prospetto scenico di un film spagnolo del 1996, Familia, scritto e diretto dal pluripremiato regista emergente Fernando Leon de Aranoa, tanto da far meritare al protagonista del film di Paolo Genovese il nome Leone.


Nella versione ispanica si narrano le ventiquattro ore del compleanno del protagonista, nascondendo uno dei colpi di scena nella finzione interpretativa di una compagnia teatrale che impersona la sua ipotetica famiglia.

Nel lavoro di Genovese, invece, le ventiquattro ore appartengono al Natale ed è chiaro sin dalle primissime scene che Leone (Sergio Castellitto) sia l’unico personaggio “vero” tra gli attori che interpretano i famigliari. Quello che non è del tutto chiaro è celato nel vero intento del protagonista che, a volte, sembra voler addirittura boicottare la “recita” immobilizzando gli interpreti in momenti di panico fuori copione.

Magistrale Castellitto, che con le espressioni e le sue pause inquisitorie crea i giusti tempi per un ruolo che vuole essere inquieto e ambiguo, ma anche gioviale, spensierato e allo stesso tempo lievemente squilibrato. Non è un film in cui si ride a crepapelle, anzi, è una commedia che alla fine vuole far riflettere. E forse un po’ ci riesce.

- “Io non ci so stare da solo” 

- “All’inizio è difficile ma poi t’abitui” 

- “Tu ti sei abituato?” 

- “Credevo di sì”

Nella prima parte si ha come l’impressione che non si sappia bene dove andare a parare e più che affrontare la caratterizzazione dei personaggi il tutto venga sviato al limite della commediola spicciola, verso il solito prodotto inconcludente.

Prima parte comunque ben gestita da Fortunato, il fratello di Leone, l’alter-ego del poliedrico Marco Giallini che ancora una volta non delude, offrendo spunti comici che divertono e fanno sorridere (gli unici). Possiamo dire tranquillamente che Giallini è un perno fondamentale dell’opera, il più scanzonato, ma anche il più coscienzioso che rimette in riga la sua compagnia, più volte sul punto di mollare o di uscire troppo fuori dalle parti.

 

“Io vi voglio concentrati per ventiquattro ore. Dev’essere buona la prima, sempre. Sennò non vedemo ‘na lira! Daje!”

Nella seconda parte il film entra nella giusta sequela di crescita emotiva e di situazioni che rischiano però di affogare nella noia (colpa dei venti minuti di film in più, perfettamente sacrificabili) se non fosse per un punto di svolta che risolleva leggermente la volata.

Ilaria Occhini interpreta Rosa, la nonna. Un’altra grandissima attrice (in entrambe le versioni) che, un tempo sempre in vetta alle scene teatrali, ha ancora bisogno di sentirsi fondamentale e non mancherà certo occasione per sfoggiare il suo talento, specie nella gradevole scena in cui mostra ai suoi colleghi come piangere, insegnando ad ognuno il modo di focalizzare il proprio momento triste.

Di certo c’è anche Claudia Gerini (sempre brava ma un po’ più rifatta) che, interpretando Carmen, può permettersi di trascendere a ruolo di moglie e giocare una parte che a tratti dimostra essere quasi ingannevole, ma sincera nell’interpretare la vita al di là della finzione… della finzione.

Bene o male, tutti sono chiamati a fare i conti col proprio essere perché, finché si recita su di un palco e la commedia viene vissuta tutta d’un fiato, non c’è alcun problema, ma quando si viene chiamati a recitare nella vita, per ventiquattro ore solo per cercare di soddisfare la voluttà di uno spettatore “pazzo”, le cose si complicano. Entrano in gioco le anime e non solo le maschere.

“Uno stronzo è chi non si prende le proprie responsabilità”

Che dire del resto del cast? Che dire di Carolina Crescentini (Sole) che si impegna a rendere sempre meno impacciata la sua recitazione. Che dire di Eugenia Costantini (Luna) che interpreta la solita testa calda di figlia e che, magari, potrebbe sperimentarsi in ruoli nuovi. La buona volontà viene sempre premiata.

L’intrusa Alicia, ovvero la spettatrice inconsapevole, è interpretata da una Francesca Neri che non conserva più nulla del passato che, sotto tutti gli stiramenti e i rigonfiamenti del caso, fatica addirittura a recitare.

Piccolo (minuscolo) cammeo per Sergio Fiorentini che appare più affaticato del solito, e uno per Maurizio Mattioli che ormai è onnipresente ma sempre in forma.


Per il resto viene da chiederci come sia possibile che questo Genovese sia lo stesso regista di Immaturi e dei Babbi Natale di Aldo Giovanni e Giacomo. Forse perché il progetto di Una famiglia perfetta che il regista aveva nel cassetto già da un pezzo, ha avuto più di dieci anni di tempo per fermentare. Forse perché è un film maturo e affrontato col giusto tatto e con la giusta cognizione di causa, coadiuvato da una fine piacevolmente preconfezionata. Perché qui i sentimenti vengono urlati! E non sussurrati a mezza bocca, risultando così aspramente dolci e un po’ meno diabetici.

“Non esiste la famiglia perfetta”

 

 Maurizio Ippoliti

 

*per le citazioni vedi anche: Natale in affitto di Mike Mitchell con Ben Affleck (2004) e le seguenti puntate di How I met your mother (ignobilmente tradotto in Italia con il titolo E alla fine arriva mamma): serie 04, episodio 09 L’uomo nudo; serie 04, episodio 15 Famiglia in affitto.

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