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CHOOSING, MY RELIGION

ATTUALITA' — By Massimo on ottobre 29, 2012 at 17:39
 

Cara Elsa,

ministra, come ti piace che si dica, del lavoro e delle politiche sociali, meriti stima per quello che cerchi di fare in questo governo. Sì. Talvolta scegli parole inopportune per esprimere il tuo pensiero, ogni tanto ti sfugge una cazzata e qualche decina di migliaia di esodati ma, in fondo, in tanti prima di te hanno fatto molto peggio o non hanno fatto nulla.

Ora, lasciamo stare le lacrime sacrificali del tuo esordio. Soprassediamo sulle tue capacità di calcolo esodale e sulle tue  abilità di sceglierti i collaboratori che poi ti aiutano a scivolare disseminando bucce di banana sul tuo cammino. Faticosamente, ma andiamo oltre.

Recentemente, il tuo ultimo colpo mediatico, è stato quello di affermare che i giovani avrebbero meno difficoltà nella ricerca di lavoro se fossero meno Schizzinosi o “Choosy” come dicono i britannici a te tanto cari. Ma dai? Davvero?

Certo, i giornalisti, si sa, son sempre lì a decontestualizzare e far gli opportunisti pur di vendere una notizia a quelli che han bisogno di sfogare la propria rabbia e frustrazione. Certo, a differenza di alcuni tuoi illustri predecessori non hai parlato di sfigati o di bamboccioni, ma, come loro, hai detto una sacrosanta verità. Solo, come loro, non hai trovato il modo migliore per dirla.

 

 

Vedi, cara Elsa, è vero che molti giovani laureati sono Choosy e non accettano l’idea di fare lavori sottopagati, totalmente differenti e meno prestigiosi rispetto a quelli per cui hanno speso anni delle loro vite sui libri anziché a fare altro. E’ vero. E alcuni di questi, affollano le manifestazioni contro il governo di cui fai parte, perché è più comodo che riconoscere una propria responsabilità ai propri insuccessi e fallimenti. E’ vero Elsa, alcuni di loro preferiscono starsene al bar a divertirsi e lamentarsi in compagnia; alcuni altri stanno bene a casa di mamma e papà, racimolando paghette e qualche spicciolo da parenti ed espedienti.

Tutto questo è vero cara Elsa, e per quanto ognuno abbia diritto di scegliersi la vita che vuole, ad ogni loro critica e lamentela si solleva il mio disprezzo. Però, cara Elsa, molto più spesso, questi “Choosy”, si ritrovano tra quelli che non hanno troppo bisogno d’indipendenza ed autonomia; tra quelli che tutto sommato non hanno bisogno di un lavoro, magari in cassa integrazione, magari con indennità sociali ma soprattutto sono da cercare tra coloro a cui i genitori comprano un titolo di studio in Albania o i cui genitori siedono sui banchi del governo aiutandoli a lavorare negli atenei dove loro stessi lavorano, nelle società di alta finanza dove loro stessi lavorano, perché sono bravi, non lo nego, naturalmente e incontestabilmente, ma non sono bravi solo loro e forse c’è perfino chi è più bravo di loro pur avendo molte meno possibilità. Ah, la meritocrazia.

 

Quelli che negli anni di studio hanno fatto sacrifici, come anche i loro genitori, hanno dovuto, tra l’altro, pagare salate tasse universitarie con l’idea che tali sforzi sarebbero stati ripagati, col miraggio di una professione che avrebbe aperto le porte di un ascensore sociale o quantomeno di un’affermazione personale, un’espressione di sé, una conquistata indipendenza ed una realizzazione in concreto dell’art.4 della Costituzione secondo cui, te lo ricordo, “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”.

 

 

Certo, questo non significa che tutti in Italia possono fare il politico, il giornalista, il diplomatico, avvocati e medici, attori e registi, pubblicitari, conduttori e ballerine, etc. Al Sistema Paese servono anche gli operai, gli agricoltori, gli spazzini, camerieri, idraulici, elettricisti, stura cessi, i servi della gleba insomma. E va bene. Ogni lavoro ha la sua giusta dignità e sebbene l’illusione venduta sia un’altra, solo uno su mille ce la può fare e a patto che sia tanto determinato da essere disposto ad uccidere pur di farcela. Poi però non potete ipocritamente prendervela con quelle individualità che dalla politica all’imprenditoria e in ogni altro ambito della società civile arrivano a mentire, omettere, rubare, uccidere, violare la legge in generale pur di arrivare dove vogliono. Perché voi, cara Elsa, gliel’avete suggerito o consentito quando non li avete obbligati a farlo.

Ma certo, cara Elsa, non è produttivo essere schizzinosi. Ma non tutti i disoccupati lo sono, e so che lo sai, cara Elsa. Anzi, forse, oggi, tra i disoccupati veri di Choosy ce n’è ben pochi. So che non è quello che volevi dire, ch sei stata fraintesa, etc. Gli schizzinosi ci sono è vero, e sono tanti, ma sono per lo più i figli della casta di cui tu fai parte, cara Elsa. Sono quelli che non hanno il problema di dover pagare l’affitto, di dover mangiare, di mantenere un’auto, di uscire con gli amici per una pizza o un drink, al limite anche una sigaretta. Gli schizzinosi sono per lo più i figli che hai intorno. A cui genitori benestanti non negano mai un centinaio di euro a settimana oltre agli altri benefit di famiglia.

E’ vero, essere Choosy non aiuta. E’ tanto evidente che direi banalmente superfluo sottolinearlo. Però, cara Elsa, la stragrande maggioranza dei giovani, e meno giovani, precari e disoccupati, figli della flessibilità di quest’era postmoderna, magari ti stupirà ma schizzinosi non lo sono affatto. Anche se vorrebbero e dovrebbero esserlo.

Per lo più, oggi si incontrano studenti universitari che si mantengono lavoricchiando, nei locali, nei campi, a distribuire volantini, promoter nei centri commerciali, su e giù per le scale a bussare porte di sconosciuti, dove e come capita insomma. Laureati che,  per lustri,  accettano stage rigorosamente gratuiti (e curiosamente rivolti a coloro che hanno già esperienza) nei settori più disparati pur di fare ulteriore inutile gavetta e che intanto si mantengono con lavori che pagano un paio d’euro l’ora per una decina di ore a settimana. E intanto si cresce cara Elsa, crescono i bisogni e cambiano le necessità. Passano gli anni e in attesa di quella opportunità ci si allontana sempre più dal sogno per cui si è studiato e si son fatti sacrifici e si continua a farli. S’invecchia, cara Elsa, appresso a un sogno, un’illusione.

 

 

Si continua ad accettare qualunque lavoro a qualunque condizione pur di andare avanti con un minimo di insufficiente indipendenza. Nella speranza che non capitino imprevisti o malattie cui non si sarebbe in grado di far fronte. E più passano gli anni e più il lavoro, sempre precario, sorride agli inconsapevoli entusiasti giovanissimi (in stage) che scalzano i meno giovani. Intanto invecchiamo cara Elsa, ci presentiamo ai colloqui di lavoro in cui crediamo di trovare le opportunità ma chi ci esamina rileva che siamo troppo vecchi perché si possa investire su di noi; è passato troppo tempo da quando abbiamo lasciato l’università; abbiamo certo disimparato perché intanto abbiamo fatto una marea di lavoretti non realmente formativi che hanno contribuito solo alla nostra ignoranza di ritorno. Ci si inventa dei curriculum per impressionare; si omettono esperienze dequalificanti e talvolta pure quelle sovra qualificanti; si usa più creatività e strategia per costruire la vetrina di noi stessi di quanta non ci è consentito di usarne nella vita vera, nel lavoro vero ove forse potremmo contribuire a far ricrescere questo Paese da cui ci ostiniamo a non fuggire, e non sempre per non lasciare casa e amici ma per dare un contributo reale. Poi, hai ragione, per evitare l’ignoranza di ritorno e le esperienze dequalificanti e per non dipendere sempre dagli altri, ci sono i corsi di formazione continua e soprattutto c’è la via del lavoro autonomo. Hai ragione.

 

 

Il lavoro autonomo, grande opportunità. Questo sì, cara Elsa, mi piace molto. Puoi veramente fare quello che ti piace. Puoi inventarti un’attività nuova e lavorare come ti piace. Fantastico. Naturalmente, solo in alcuni ambiti. Non certo negli ambiti che non siete riusciti a liberare dai cancelli delle corporazioni, a protezione di amici e parenti. Bé, è ovvio, non è che uno possa pensare di ostacolare il normale sviluppo delle vite professionali dei vostri figli. Quegli ordini e albi che dovrebbero esistere solo per garantire la qualità e il rispetto delle regole a vantaggio degli ignoranti, nei quali il rispetto della deontologia viene regolarmente dimenticato ed eluso anche da quelli che dovrebbero farla rispettare.. Di fatto, cara Elsa, non fanno altro che impedire l’accesso all’attività allo scopo di non inflazionare tariffe e sovraccaricare il mercato. Quindi ok, lavoro autonomo ma per tutto ciò che non è protetto da albi o ordini. Ok, ci inventiamo un’attività, e grazie a voi possiamo godere perfino di 5 anni di regime agevolato ma dobbiamo pagare un commercialista per attraversare il campo minato della burocrazia italiana senza esplodere su improvvide cartelle esattoriali. Naturale, mica vi si può chiedere di rendere trasparente e snello il sistema. Ok, siamo motivati e determinati. Ci facciamo venire un’idea e apriamo una partita iva (anche perché se vogliamo lavorare ci obbligano a farlo). Non abbiamo neanche cominciato che la Camera di Commercio e l’Inps, Enasarco o altre casse, talvolta l’Inail e l’Enpals, cominciano a battere cassa in attesa che lo faccia l’agenzia delle entrate. Ma va bene Elsa, noi, a differenza di molti di quelli che voi continuate a proteggere con gli ordini professionali, le tasse le vogliamo pagare. Ci sta bene e ci rimbocchiamo le maniche. Almeno fino a quando non c’è da partecipare a gare per appalti con imprese più grandi a caccia di fondi pubblici, perché in quei casi, chissà perché finisce che vincono sempre i soliti noti. I migliori, naturalmente. Poi, vuoi per la crisi, vuoi per gli investimenti indispensabili a contrastare la concorrenza, ci rendiamo conto di aver bisogno di credito e allora bussiamo alle porte delle vostre banche. Che sul fatto che siano “vostre” o che voi gli apparteniate, non perdiamo tempo a discuterlo. Ebbene cara Elsa, ti sorprenderà ma queste imprese che dovrebbero far credito, assumendosi il rischio insieme ai richiedenti, trovano sempre il modo di rifiutare il loro supporto. Eh, le idee non sono abbastanza buone, le garanzie non bastano mai, etc. Ma come Elsa? Le garanzie? Ma se un’impresa avesse le garanzie chiederebbe soldi alle banche? E poi, scusa ma come ti spieghi che progetti ritenuti inadeguati dagli istituti di credito in Italia, se presentati all’estero si dimostrano di grande successo? Poi non mi pare sorprendente se ci si rivolge agli usurai, non credi? Ah, già scusami, in fondo sostenete e in qualche modo finanziate anche loro, che qualcosa vi danno, vero?

 

Ma intanto che voi cercate soluzioni a questi problemi, noi continuiamo a lavorare senza fare gli schizzinosi e aspettare che le cose migliorino, e intanto studiamo anche. Già, perché grazie al cielo c’è la formazione professionale. Centinaia di milioni di euro di fondi pubblici nazionali ed europei, impegnati ogni anno nel tentativo di rendere meno grave il problema del lavoro che non c’è. Diciamolo cara Elsa, tentativo vano.

 

 

La formazione continua non fa altro che continuare a vendere illusioni a caro prezzo, non fingere di non saperlo. Ci sono studi di marketing che cercano il modo migliore per truffare ingenui disoccupati. Questa Formazione Professionale che ormai è solo il business di coloro che non sanno fare ma hanno trovato il modo di far soldi insegnando agli altri quel che nessuno li paga per fare. Forse perché non sanno farlo poi così bene da insegnarlo. Formazione che ormai è un business da ladri, cara Elsa, lo sai bene. Corsi e master che promettono stage roboanti e che regolarmente si dimostrano un bluff. Perché, cara Elsa, finito lo stage, fatto di caffè e fotocopie, anche ove si riesca a mettersi in mostra, c’è sempre qualcun altro che salta fuori per ricoprire il tuo posto in modo più adeguato. Un raccomandato, talvolta referenziato; il figlio di un ministro; un amico dell’onorevole; qualcuno ch’è bravo per carità, non lo si mette in dubbio, però a saperlo prima uno si organizza e magari anziché studiare per anni e fare esperienze non schizzinose capisce che la cosa migliore è fare i ruffiani, leccare qualche culo e non essere tanto schizzinosi da pensare di doverlo preservare, il culo. Forse la cosa migliore, cara Elsa, è farsi adottare da un ministro, un professore, un onorevole o qualcuno che gli possa insegnare l’unica cosa che davvero conta oggi in Italia. Vince e si afferma solo chi prevarica il prossimo senza guardare in faccia nessuno, chi è disposto ad uccidere pur di raggiungere l’obiettivo. Insomma, chi è disposto a far scoppiare una bolla di sapone pur di possederla. Peccato Elsa, non trovi?

 

Massimo Murru 

 
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