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L'ULTIMO FOLLE CIRCO

Cinema — By Massimo on ottobre 22, 2012 at 16:20

 

Balada triste de trompeta” è il motivo musicale ma anche il titolo del film che nel 2010, alla mostra del cinema di Venezia, si aggiudicò il premio speciale per la miglior regia e il premio per la miglior sceneggiatura. Presidente della commissione era Tarantino ma c’erano anche Arriaga (sceneggiatore di Inarritu e regista a sua volta) e Gabriele Salvatores.


De la Iglesia ha un curriculum di pellicole basate sul tragicomico più oscuro che fruga tra le umane crudeltà (La comunidad, Crimen perfecto, Oxford Murders ne sono un esempio), e in questa prova d’autore continua il suo processo di crescita con il circo che non ti aspetti. Un film grottesco ed estremo, un seducente horror grandguignolesco a tratti delirante, che confonde e ribalta i generi giocando con lo spettatore e sviandolo continuamente sulle possibili prosecuzioni della narrazione.

Molto bella ed enfatica la fotografia, al limite dell’espressionismo teatrale, ricordandoci da vicino “il labirinto del fauno” di Del Toro. Colori freddi, oscuri al limite del bianconero. Superbo il trucco.


Sepolto Dumbo e il più grande spettacolo del mondo di DeMille. Scordatevi il circo surreale di Fellini, quello romantico di Chaplin, il big fish di Burton. Oltre i Freaks di Browning e l’ elephant man di Lynch. Niente a che vedere col recente come l’acqua per gli elefanti. Lasciate ogni speranza oh voi ch’entrate.

Una storia che porta lo spettatore dentro uno strano luna park narrativo. 1937, sulla porta d’ingresso stanno due clown, quello triste e quello tonto. Vivono per divertire i bambini. Avvolti nella penombra e rischiarati da un solo faro sulla scena. Ad illuminarne e dividerne i volti, sui quali scorre sempre la medesima trama.

Varcata la soglia dell’incredulità, il nostro piccolo circo minimale viene risucchiato nella guerra spagnola per l’affermazione franchista. La battaglia rivela un retrogusto cruento e surreale che tradisce la stima dell’autore per Rodriguez. Le citazioni cinematografiche si sprecano. Incursori che incedono sparando a due mani come cowboys (senza vacche) nei vecchi western. Un Pagliaccio omaccione in boccoli biondi e tutù, vestito come una ballerina fuggita dal carillon, attraversa le linee nemiche col machete in mano dispensando morte e sfoggiando un sorriso impiastrato sulla faccia.


La narrazione continua coi nostri clown in miniera, dove l’ultima generazione troverà il modo di rottamare presunti buoni e apparenti cattivi. Ci si smarrisce più volte, non si hanno riferimenti di empi e giusti, di eroi buoni ed antagonisti. Questa è la realtà più nera, son tutti corrotti di umana malvagità. Bambini che davanti ai clown apprendono la vendetta che ne vizia l’anima rendendoli assassini. Ma la narrazione prosegue, con ellissi tali da riportarci parabolicamente al circo. Ancora. Sempre.

1973. Funamboli trapezisti mangiatori di fuoco domatori e ancora clown. Clown noiosi e clown presunti divertenti, uomini violenti che sfogano nel sesso quel che resta della loro animale virilità. La narrazione si fa hot con calzoni che calano e gonne che s’alzano, ventri che s’inarcano sotto le tende, al chiaroscuro magico delle candele.

Infatuazione e gelosia. Sangue che ribolle. Cos’è l’amore? Cosa saresti disposto a fare (e sopportare) per la suddetta patologica ossessione? Sapresti opportunisticamente sfruttare a tuo vantaggio l’amore di altri per il tuo bel faccino? Ecco la ballata dell’odio e del’amore. Venghino siore e siori.

Fughe, inseguimenti, barbare atroci rappresaglie, martelli da luna park su casse toraciche e falci operaie che liberano dall’oppressore. Corpi nudi coperti di fango si nascondono e si cibano di cervi caduti dal cielo. Sangue e fango. Non sarà cristiano, generale Franco, ma è la guerra.



Ancora politica, prede tra i denti e mani morse. Rimonte. Caccia e ancora fuga. Cosa saresti disposto a fare per la fuga dall’oppressore, per la liberazione? Per la presunta salvezza della bella che offre con piacere le terga al potere che l’opprime? Tutto, certamente.

Volti squarciati e ricuciti, sguardi sinistri e risate terrificanti, fin a vedere risultati stupefacenti in maschere tali da relegare in secondo piano il Jocker di Leadger e Nolan.

E ancora Circo, che corre in aiuto, nel tentativo, per lo più ridicolo, di portare sollievo. Motociclisti nani che volano oltre i limiti umani, come jet contro un King Kong urlante sull’empire state building.  E drappi che si srotolano fin dove la vita regge, colorando d’amore l’oscurità di un macabro racconto degli orrori.


L’autore ci regala la sua interpretazione del circo. Conducendoci per vie traverse a conoscere personaggi che si riveleranno altro, lungo varie distorsioni narrative in cui amore e odio si confondono quanto il crudele e il desiderabile, quanto la lotta per la libertà e quella dell’opprimente repressione.

 

Massimo Murru

 

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