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SULLA STRADA…DI CASA

Cinema — By Massimo on ottobre 14, 2012 at 21:22
 

No, non ha niente a che fare con le ammiccanti adolescenziali sciocchezze cinematografiche che si danno arie al botteghino tentando vanamente d’illustrare le pagine di Kerouac. Quest’opera prima di Emiliano Corapi è davvero un bel film che strizza l’occhio al grande Hitchcock e racconta, in modo non banale, un aspetto dell’attuale crisi economica e della disperazione che l’accompagna.

Quando si pensa ai disperati casi umani prodotti dalla speculazione finanziaria senza scrupoli, si materializzano dietro i nostri occhi uno stuolo di operai metalmeccanici in piazza; minatori che sprofondano nelle viscere della terra; agricoltori e allevatori che assediano i palazzi del potere; esodati che aumentano ogni giorno; cassintegrati che vorrebbero un lavoro ma senza fretta.

Ma non solo loro hanno diritto a disperarsi.

Corapi scrive e dirige un thriller esistenziale ad alta tensione, concentrando lo sguardo della macchina da presa sulla vita di un piccolo imprenditore italiano. Un Vinicio Marchioni che ha problemi con la sua impresa; che deve rinunciare a una vita sociale; che cerca di non annegare nei sacrifici imposti a se stesso, alla moglie e le figlie; che si barcamena per non licenziare i suoi dipendenti; che cerca soluzioni. Un imprenditore a cui altri imprenditori tendono una mano offrendo dei lavoretti come corriere tra la Svizzera e Reggio Calabria. Ma talvolta le cose non vanno come previsto.

E per quanto già un film con un viaggio sulla Salerno Reggio, non possa ch’essere un’opera ad alta tensione, lungo tutti gli 83 minuti del film (pur lontani dalla suddetta strada) il regista e i suoi attori, senza sprecar tempo in inutili dialoghi o superflue inquadrature, ci fanno vivere il dramma di due uomini senza presente.

Con due belle “rimonte” da scrittore puro e nonostante uno sbandamento di scontata retorica romantica, la sceneggiatura è molto buona. Nell’Italietta in cui l’unica impresa che pare funzionare sempre bene è quella del crimine e dove, pur di arraffare finanziamenti pubblici, perfino i cinepanettoni ottengono il riconoscimento di pellicola d’interesse culturale, questo esempio di cinema low budget è un racconto da non perdere.

Dovuti i confronti con L’Industriale di Montaldo. Anch’esso un progetto interessante, ambizioso ed intrigante, sull’impresa italiana; la disperazione; la vita personale e familiare che tende ad incasinarsi di pari passo coi garbugli professionali. Con una fotografia più elaborata che nell’opera di Corapi e un protagonista, Favino, anch’esso cimentatosi col testo di Romanzo Criminale, quello di Montaldo è un film che, a differenza di questo Sulla strada di casa, non convince. Forse per una sceneggiatura a larghi tratti prevedibile, quando non addirittura scontata, e fors’anche per una direzione degli attori che asciuga troppo la recitazione.

 

Per concludere, la fotografia del film di Corapi non è patinata e i riferimenti letterari non trascinano in sala gl’imberbi pseudo estimatori della Beat generation ma di queste cose il bravo Corapi dimostra di non avere alcun bisogno, lasciandole ad altre strade ed altri viaggi.

Massimo Murru 

 

“Il vero casino della vita, pensò, era dover fare i conti con i problemi altrui”

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