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LA RAGAZZA CATTIVA

Libri — By Massimo on ottobre 3, 2012 at 22:17

L’amore non è “E vissero per sempre felici e contenti“.
L’amore è “E vissero per sempre.”

- M.Troisi –

Avventure della ragazza cattiva è il sogno della donna moderna e contemporanea: libertà senza limiti e un uomo dall’amore incondizionato che l’aspetta a casa pronto a rigenerarla sempre. Se il mito di Penelope potesse ribaltarsi nel gioco delle parti allora questo romanzo ne sarebbe la perfetta rappresentazione.

Vargas racconta la storia d’amor patologico tra un bravo ragazzo e un’avventuriera. Lei affascinante, sensuale, intrigante e smisuratamente ambiziosa. Lui solido ma non ricco, affidabile quanto insignificante, una certezza, un porto calmo dove riparare quando infuria la burrasca e le cose non vanno bene. L’ideale per ritrovare la sicurezza che vacilla è sempre l’amore infinito e immortale che nulla chiede e tutto si dona.

Ricardito, adolescente nella borghese Miraflores della Lima degli anni ‘40, conosce e s’innamora immediatamente di una fanciulla diversa da tutte le altre. Una travolgente e spregiudicata cilenita che desta i cuori con uno sguardo e li conquista con malizia abitini succinti e balli seducenti. Tra l’invidia delle compagne di scuola, il giovane Ricardito, nella sua ingenua e composta educazione, passa le sue giornate con la sua amata Lily che ricopre di dichiarazioni d’amore e richieste di formare coppia fissa agli occhi di tutti. Dichiarazioni che, naturalmente, restano disattese. Poi accade qualcosa e la niña scompare.

Ricardo termina i suoi studi e si trasferisce a Parigi dove trova lavoro e realizza uno dei due soli sogni della sua vita. Il cuore del giovane peruviano è però perduto e sebbene di tanto in tanto conosca una nuova ragazza, per lo più colleghe di lavoro, i suoi sentimenti più profondi son in cassaforte con la chiave in mano a una donna che ricompare costantemente nella sua vita senza fermarvisi mai ma portandogli tempestosa felicità e irrefrenabile dolore. Soprattutto ogni volta che regolarmente ne fugge scomparendo nel nulla. Cosa si nasconde dietro questa donna? Quali misteri ne agitano la vita?

Per quarant’anni questa donna scompare e ricompare nell’ordinata vita del traduttore di Miraflores. Un crescendo di emozioni, bugie, rivelazioni e sorprese. In quarant’anni di storia internazionale dal Perù a Parigi, da Londra a Roma, da Vienna a Tokyo, per un’avventuriera in cerca di colmare la sua sete c’è una sola certezza: qualunque cosa accada, qualunque cosa lei faccia, da qualche parte nel mondo forse ci sarà sempre il niño bueno ad amarla ed aspettarla come se nulla fosse. E poco importa che lei lo ami davvero o no, secondo i canoni borghesi; poco importa che lei lo desideri e lo stimi; nulla conta che lei abbia costantemente bisogno di fuggire altrove, chissà dove, incontro a qualcos’altro.
Lui ama lei più di se stesso e questo basta. Quanto meno a loro.

Non c’è dubbio che la narrazione scorra piacevolmente e si evolva pagina dopo pagina, narrando vicende da  dramma sudamericano ben ordito ma, una volta inquadrati i personaggi, si può prevedere lo sviluppo del plot principale seppure con la costante speranza che quanto ci si aspetta venga stravolto.

Di là dalla storia di questa vita innamorata, raccontata in prima persona dal protagonista, in cui per altro un sacco di uomini e donne si ritroveranno loro malgrado, la cosa veramente interessante ai miei occhi è lo sfondo. Il modo in cui l’autore narra quarant’anni di storia, dalle tribolazioni rivoluzionarie del Perù fino alla Cuba di Castro, dai figli dei fiori e la beat generation alla diffusione delle droghe sintetiche, dall’aristocrazia delle campagne britanniche ai punk, dalla comparsa dell’aids ai commerci di lusso tra l’africa nera e il Giappone più vizioso.

Una storia di amicizie, quella di Ricardito e i suoi vari interlocutori, colleghi o connazionali all’estero, sulle quali piombano come cataclismi gli eterni ritorni della niña mala.

Certo, i capitoli lunghi sono talvolta un freno, sebbene mai insuperabile, e forse nella prima parte del romanzo il nobel Llosa eccede in didascalici riferimenti storici al suo Perù procedendo troppo ordinariamente nella narrazione. Superata la metà del cammino si concede invece il vezzo strutturale di cominciare i capitoli confondendo un po’ le acque. Facendo scivolare delle ellissi che rendono il racconto più interessante quando non addirittura coinvolgente, quanto meno per lo sforzo di ricostruzione a cui è chiamato il lettore.

Strutturalmente poco altro per il vero, questo non lo rende ai miei occhi il capolavoro di un genio ma certo riesce nell’intento di evocare emozioni e sentimenti, ricordi e malinconie, certezze e desideri.

D’altra parte, come Troisi faceva dire ai suoi personaggi:

Non ci si uccide per amore, basta saper aspettare.

Vargas Llosa è uno scrittore peruviano nato negli anni ‘30 e premiato nel 2010 col Nobel per la Letteratura. Premio che Joyce, Borges, Zola, Ibsen, Proust, Nabokov, Tolstoy e Mark Twain non hanno mai vinto. Il premio gli viene conferito per «la propria cartografia delle strutture del potere e per la sua immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo». Tutto ben presente in questo romanzo.

Da buon sudamericano che si rispetti, Llosa si dimostra un maestro nel genere e vista la sua amicizia con Marquez non è un caso che le emozioni evocate dalla penna dello scrittore peruviano ricordino quelle di “L’amore ai tempi del colera” e “Memoria delle mie puttane tristi” .

Ormai sono passati molti anni perché ti rimanga il minimo dubbio: ti amo tanto che farei qualsiasi cosa per tenerti accanto a me, qualora fossimo uniti. Ti piacciono i gangster? Diventerò rapinatore, sequestratore, truffatore, narco,quello che vuoi. Quattro anni senza sapere niente di te e, adesso, riesco appena a parlare, a pensare, da quanto sono commosso nel sentirti così vicina.

Huachaferias insomma, come le definirebbe la niña mala. Sdolcinate romanticherie da romanzo rosa o deliri appassionati di un senno smarrito, poco importa perché anche “gli amori difficili e a volte incompleti davano senso alla vita“.

A volte però.

Massimo Murru

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