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ALBERT NOBBS

Cinema — By Filomena on febbraio 28, 2012 at 21:37

Che cos’è che spinge un essere umano a vivere una vita tanto miserabile?

Questa domanda, pronunciata dalla protagonista del film, esplica in maniera totalizzante il film ed è anche la domanda attorno alla quale ruota Albert Nobbs, pellicola del regista Rodrigo García. Purtroppo, o per fortuna, la storia non permette di trovare una risposta esaustiva all’interrogativo. O meglio, ognuno trova quella che più lo aggrada, ma può anche scegliere di non farlo, continuando a distanza di tempo ad interrogarsi sul messaggio e sul senso profondo di questa storia intrisa di sofferenza. Per la serie: sono più importanti le domande che le risposte. A volte il viaggio è quello che ricordiamo e che viviamo con maggiore pathos, enfatizzando una meta, eccitati alla sola idea di raggiungerla; e, sempre a volte, la meta o destinazione che dir si voglia, una volta raggiunta, non riveste più alcun interesse. Ma il viaggio, quello sì che ne è valsa la pena…

Albert Nobbs è proprio la storia di un viaggio meraviglioso, ricco di dolore e sofferenza, ma anche carico di speranze e sogni, della fiducia in un futuro roseo e rigoglioso capace di compensare un’esistenza frustrata e privata della possibilità di esistere nella totalità e pienezza della propria essenza di donna.

Una Glenn Close camaleontica e quasi irriconoscibile, travestita da uomo per poter lavorare e sopravvivere nell’Irlanda del XIX secolo, più di trent’anni dopo, si ritrova prigioniera della sua stessa finzione, incatenata alla propria maschera per evitare di perdere il posto di lavoro e ritrovarsi così, dall’oggi al domani, in mezzo a una strada. Il personaggio che ha deciso di interpretare è quello di Albert Nobbs, un tranquillo e riservato cameriere del prestigioso Morrison’s Hotel di Dublino. Dopo l’incontro con l’imbianchino dell’albergo in cui lavora (l’attrice Janet McTeer), una donna che ha fatto il suo stesso “gioco”, Albert decide di prendere moglie e inizia a corteggiare una giovane cameriera, Helen (Mia Wasikowska), vitale e sfacciata, già fidanzata con il “tuttofare” buono a nulla Joe (Aaron Johnson). L’epilogo purtroppo sarà drammatico. Il dramma di una vita non verrà, infatti ripagato da un happy ending, non sarebbe stato forse onesto nei confronti dello spettatore. Arriverà la morte, intesa come redenzione dal dolore, dolore profondo che sembra accompagnare profondamente tutti i personaggi di questa storia. Perché tutti loro, e non solo Nobbs, vivono esistenze castrate e indossano, chi in un modo chi in un altro, maschere, siano esse reali e metaforiche, che ne occultano le reali identità e le più profonde aspirazioni di vita.

Albert Nobbs è una storia che parla di solitudine, un film che mostra le fragilità più intime di una donna, costretta per necessità a capovolgere il proprio destino, la propria natura di essere donna per poter sopravvivere. La retorica in questo caso non è adatta a cercare le motivazioni. Io come donna ho solo provato un profondo senso di smarrimento e paura nel vedere come una decisione possa determinare una serie di reazioni a catena e di conseguenze nefaste.

Filomena Venditti

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