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BATTUTACCE

Politica — By Federico on febbraio 7, 2012 at 11:03

La campagna di riforma del mercato del lavoro portata avanti con costanza dai ministri e segretari vari del Governo Monti viene condotta a suon di battut(acc)e. Ha cominciato Michel (nome forse più adatto ad un porno divo che non ad un viceministro) Martone definendo sfigati coloro che si laureano a 28 anni. Poco importa se questi sfigati magari fanno 2 o più lavori per mantenersi agli studi, magari sono studenti fuori sede con tutto ciò che questo comporta, senza tener conto dello stato della didattica degli Atenei italiani e dei tempi tecnici per presentare e discutere una tesi di laurea. Ma forse Martone questo non lo immagina nemmeno dato che alla tenera età di 29 anni è già professore ordinario nonostante i giudizi non proprio lusinghieri e all’altezza del ruolo espressi dai membri della commissione esaminatrice. E poco importa se la sua “avversaria” Franca Borgogelli possiede un passato accademico più solido. C’è puzza di bruciato. Ma non dilunghiamoci su questo.

La prima risposta immediata che da parte mia verrebbe (e infatti è stato così) da fornire al viceministro spiegherebbe in modo piuttosto lapidario che, pur essendomi laureato a 26 anni, mi sento comunque uno sfigato perchè a trent’anni non riesco a trovare un lavoro decente, non scriverò posto fisso, che mi permetta di campare dignitosamente magari fuori casa dei miei genitori (Fornero e Cancellieri arrivo). A più di quattro anni dalla laurea, e dopo svariati corsi di formazione, non solo nell’ambito del settore in cui ho deciso di formarmi, cioè quello della Comunicazione, ho un lavoro precario con contratto a progetto per di più part-time, oltretutto in un settore che non c’entra nulla con quello della Comunicazione. Si tratta di un lavoro da AEC (Assistente Educativo Culturale) che in pratica si occupa di assistenza ad alunni disabili della scuola primaria e secondaria. Professione per la quale mi sono comunque formato frequentando un corso professionale, proprio per non annoiarmi ed avere più possibilità di trovare un impiego dato che nell’ambito della Comunicazione, oggi come oggi, la scelta è tra collaborazione o stage non retribuito e collaborazione o stage non retribuito.

Qualche giorno dopo, Nonno Mario se ne esce con un’altra battuta infelice. “Il posto fisso è monotono”. A parte il fatto che conosco molte persone desiderose di annoiarsi se la noia è l’unico modo per vivere in modo dignitoso ed indipendente, per costruirsi un futuro slegati dal vincolo del cordone ombelicale familiare, e che ora capisco perché sui banchi di Montecitorio si sbadiglia o si fanno delle sonore ronfate, penso che un Presidente del Consiglio debba soppesare non una, non due, ma un centinaio di volte le parole prima di aprir bocca, per evitare che qualcuno si infuri (giustamente) come è successo a me che, lo ammetto, sono particolarmente suscettibile su questo tema. Di cose da dire ce ne sarebbero molte e che poi non è mica vero che ci si annoia con il posto fisso soprattutto se si svolge un lavoro che piace e dà soddisfazioni. Ma a parte questo, forse Monti dovrebbe prima porre le condizioni affinché si possa campare anche senza posto fisso, trasformare il lavoro precario in lavoro flessibile ma ben retribuito e “protetto” e poi magari a posteriori sparare <<Vi ricordate che noia con il posto fisso?>>. E magari quel giorno potremmo anche sorridere (a denti stretti).

La Ministra Fornero, dopo l’esibizione bagnata con cui ha aperto il suo operato (ma come darle torto dopo più di 15 anni di politica-show) comincia a dire qualcosa di sensato, o meglio l’unica cosa sensata che può dire senza cercare di ferire nessuno, quindi con serietà, dicendo che licenziare facile è necessario per gli investimenti di aziende straniere in Italia però devo esserci tutele per tutti. Certo, se pensiamo che da più di 10 anni noi giovani lavoriamo (?) con contratti precari, mal retribuiti e senza tutele e le aziende straniere ancora non sono arrivate forse parliamo di aria fritta ma…Ora comincio ad essere curioso più che indignato e vorrei sapere quali tutele ha in mente il ministro e se intende attuarle prima o dopo che il mercato del lavoro italiano diventi un campo di battaglia stracolmo di cadaveri licenziati. Come se non bastasse la collega Cancellieri (non la giornalista di moda del TG3) afferma che culturalmente i giovani italiani sono “fissati” (e il gioco di parole ci sta) con il posto fisso magari vicino a mamma e papà. Ma come, la famiglia non era un valore? E adesso vogliamo smembrarla solo per mettere a tacere i giovani e fargli credere che se si allontano da casa troveranno facilmente lavoro? Le prime repliche a questa affermazione, che su internet ha scatenato giustamente un coro di risposte, potrebbe essere questa: <<Come faccio a trasferirmi in un altra città, o paese, se in realtà non mi offrono un lavoro ma uno stage o collaborazione che grasso che cola mi fornisce un “reddito” di 300 euro al mese?>>. Non è che, niente niente, mamma e papà devono aiutarmi a pagare le spese e quindi magari gli conviene tenermi a casa così si paga un solo affitto, una sola bolletta di gas, una di energia elettrica, una telefonica e così via?E lo stesso discorso vale se per caso volessi lasciare il nido e rimanere nei confini del G.R.A. ( per chi vive a Roma). Cara ministra, il motivo per cui si resta a casa con mamma e papà è perché non abbiamo i soldi per poterci permettere di vivere da nessun altra parte. E non abbiamo i soldi perché o non abbiamo lavoro o ce l’abbiamo precario e anche mal retribuito.

In ultima analisi, la ministra Cancellieri dovrebbe tenere conciliabolo con la collega Fornero che, se al corrente, potrebbe informarla delle condizioni in cui versa il Welfare italiano. Lavorando nel sociale, e quindi avendone avuto esperienze dirette, potrei dire alle Due che, in un Paese in cui non esiste uno Stato Sociale e in cui il peso dell’assistenza di disabili, anziani e persone non autosufficiente ricade interamente sulla famiglia, magari qualche figlio non fa la scelta di allontanarsi chilometri e chilometri da casa lasciando alla mercé delle intemperie i propri famigliari.

Ma questo freddo passerà e se ancora non saremmo stati travolti dalla neve, sono sicuro che una battutaccia ci seppellirà!

Federico Larosa

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