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ICED TRAIN ODYSSEY

ATTUALITA' — By Daniele on febbraio 6, 2012 at 16:12


Cronaca di una giornata del lavoratore che si affida a Trenitalia.

Pendolarismo: brutta malattia che, per impegni lavorativi o di studio, “obbliga” l’individuo a raggiungere una determinata destinazione anche  quando le condizioni atmosferiche lo sconsiglierebbero.

Giorno 3 febbraio 2012. Le previsioni Meteo danno come probabili …intense nevicate sul Lazio.

 Ore 12.00. Esco di casa e, sotto una forte pioggia,  mi reco alla stazione di Cassino per prendere il treno che mi porterà a Zagarolo. Il primo treno dovrebbe partire alle 13.20. Arrivo previsto alle ore 14.50 … ma, ancora non è arrivato a Cassino e già accusa un forte ritardo. Sai la novità …

Ore 14.00. Il treno parte da Cassino. 40 minuti di ritardo. Niente di nuovo.

Ore 14.30. Ci fermiamo alla stazione di Roccasecca, completamente coperta di neve. 40 cm di panna montata raggela l’atmosfera. Stupore da fanciullo, timore d’adulto. Chiediamo informazioni al capotreno che c’informa sulla presenza di alcuni problemi sulla linea. Quando ci rimettiamo in marcia? Si prosegue?  Non è dato saperlo.

Ore 15.30. Ripartiamo ma ci spiegano subito che a Frosinone ci fermeremo ancora.

Ore 16.30. Ci fermiamo nella ridente località sciistica di Frosinone, dove rimaniamo per un paio d’ore. Ci comunicano che alcuni alberi sarebbero caduti sulla linea. Fa freddo … e gli animi iniziano a scaldarsi. Molte persone protestano con l’inadeguato personale di Trenitalia che non ci sa dire di più.

Ore 18.15. Si riparte, convinti che la situazione sia risolta. In carrozza una squadra di soccorso armata di motoseghe. Li “abbandoniamo” al loro destino e lavoro sulla linea. I poveretti sono costretti a svolgere uno dei lavori più orrendi al mondo: taglio di piante e pulizia lungo la linea ferroviaria in presenza di cavi elettrici fuori controllo.

Ore 18.45. Arriviamo alla stazione di Valmontone.Non c’è un bar né un distributore automatico di acqua e viveri, manco un grassissimo snack. C’informano che la corsa non proseguirà oltre a causa della caduta di alberi.

Rimaniamo 4 ore nel desolato scalo di Valmontone. Niente acqua, niente cibo e neanche l’ombra di soccorsi, sebbene le autorità competenti fossero state messe al corrente della situazione. Ma, soprattutto, nessuno che si occupi di andare a rimuovere le piante che ostruiscono i binari.

I passeggeri sono sempre più nervosi  e il capotreno ormai non sa più che fare. Intanto i suoi superiori, “disturbati” per avere direttive… mentre guardavano la televisione accanto al camino, in compagnia di un bel “paninozzo” con la porchetta,  non essendo di turno non si fanno carico del problema, prendono atto del disagio e del disservizio, guardano fuori dalla finestra, sentono il bollettino meteo, fanno spallucce e tornano al paninozzo davanti al camino. La birra calda non è buona. A chi spetta dare istruzioni per portare in salvo i passeggeri? Chi deve dare disposizioni a capotreni e macchinisti? Intanto noi passeggeri, al gelo di Valmontone con i crampi allo stomaco, sogniamo un paninozzo con la porchetta, anche senza birra e camino acceso. Al limite anche senza la porchetta.

Finalmente arriva un ordine: tornare indietro fino alla stazione di Colleferro dove, ci dicono, troveremo ad aspettarci la protezione civile con bevande, cibo, ricchi premi e cotillon.

Ore 23.00. Arriviamo nella stazione di Colleferro. Speranzosi guardiamo fuori dai finestrini. Sappiamo di trovare accoglienza e alloggio, tipo villaggio vacanze. Guardiamo a destra, guardiamo a sinistra. Saranno in ritardo, saranno nascosti per farci una sorpresa, così come nei villaggi turistici per bene.  Dalla neve emergono due piccole persone della protezione civile che ci dicono: “Quello è il bar! ComprateVI quello che vi serve”.

E’ il colmo, gli animi s’infiammano e per il timore che i passeggeri devastino la stazione ci si affida ai pompieri, anzi no, arriva il sindaco. Tra flash e complimenti, il primo cittadino offre a tutti un pasto da bar, cioccolate calde e patatine, ottime e indicate con la sete, quando si dice…la morte sua.

Ore 24.00. Arrivano i rinforzi della protezione civile. Manco fossero Re Magi (in ritardo pure loro) ci portano delle pennette all’amatriciana degne della ciotola di Rintintin. E pure a mangiarne un cucchiaio a testa non bastano neanche per 1/3 dei passeggeri che, per non dimenticarlo, per questo viaggio hanno pagato pure un biglietto.

Ormai esausti e straziati passiamo la notte all’addiaccio. Alcuni in stazione, sulla quale ricomincia a nevicare copiosamente,  e altri nei vagoni del treno, ormai maleodorante per il chiuso e per la puzza dei piedi di quelli che han dovuto togliersi le scarpe onde evitare l’assideramento da piedi fradici.

Ore 02.45. Ci svegliano. O meglio, svegliano quelli ch’erano riusciti ad appisolarsi. Ci dicono che il problema è risolto, due treni stanno arrivando da Termini e sono riusciti a superare l’ostacolo dopo esser stati fermi pure loro ma a Zagarolo. Quindi, chi volesse potrebbe tornare verso Cassino, gli altri possono proseguire verso Roma.

Ore 04.30. Si riparte con destinazione salvezza. Opto per un ritorno a casa, al caldo, da mia moglie e mio figlio.

Ore 04.45. Ci fermiamo ancora.

Il treno passato dopo di noi ha avvertito la stazione di Zagarolo della presenza di rami sulle rotaie che avremmo dovuto percorrere. La ritardata comunicazione non ci ha impedito di rimetterci in viaggio.

Rimaniamo bloccati nelle campagne di Labico.

Il personale (retribuito) di Trenitalia, ormai continuamente aggredito verbalmente dai fin troppo pazienti e corretti viaggiatori (paganti), conduce la vettura a passo d’uomo con continue soste per  scendere a liberare le rotaie.

Ore 6.30. Un albero adagiato sui cavi elettrici ci costringe alla resa. Chi dovrebbe fare la manutenzione delle linee e delle campagne circostanti? Chi dovrebbe garantire il servizio, impedendo che un treno (per cui i passeggeri hanno pagato un biglietto) si fermi a causa di ostacoli sui binari? Chi dovrebbe curarsi che alberi e linee elettriche non si uniscano in cooperativa per impedire ai treni di scivolare sulle rotaie?

Il personale di Trenitalia sulla vettura, al telefono, litiga coi superiori.

Torniamo indietro fino alla stazione di Labico. Sul treno regna l’autogestione e l’ossigeno si è mutato in fumo.

Intanto a Labico,

Ore 7.30. Due minute figure sfidano la neve e il gelo. Escono dal loro riparo e si avviano verso la stazione. Due suore, scese dal paese a piedi (il borghetto era bloccato dalla neve) e accompagnate da una terza persona, ci portano tè caldo, caffe, biscotti e fette biscottate. Siano benedette!!!

Ore 11.30. Arriva il via libera per poter tornare indietro fino a Valmontone. Là ci starebbero aspettando 3 corriere incaricate di portarci in salvo fino alla stazione Termini.

Ore 13.40. Dopo un’avventura durata 24 ore (e all’economico costo di un biglietto ferroviario), arriviamo davvero a Termini, anche se qualcuno, ormai stranamente diffidente, pensa che in realtà si tratti di una ricostruzione scenografica allestita chissà dove nelle campagne laziali.

Tlin Tlon: un consiglio a Trenitalia, in attesa che lanciate sul mercato un nuovo cornetto gelato per far concorrenza all’Algida, perché non dite di voler inaugurare un nuovo servizio? Noleggio mezzi di locomozione a basso impatto ambientale. Noi da domani prendiamo la bicicletta e siamo sicuri di arrivare a destinazione, non meno infreddoliti ma di sicuro in meno tempo.



Daniele Giancaterini 


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