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THE ARTIST

Cinema — By Massimo on gennaio 7, 2012 at 01:04

 

In tempi di 3d, Imax, suono avvolgente e altre diavolerie avveniristiche, immagino cosa potrebbe dire (pensare poi…) un produttore, magari italiano, se oggi un autore gli presentasse il progetto di una pellicola anni ‘30 della durata di 100 minuti. Ma, sul cinema Muto? Sì, certo, SUL cinema muto e secondo le regole … del cinema muto. Niente dialoghi insomma. Giusto qualche didascalia qua e là più la musica di un bravo compositore.

Un grande Michel Hazanavicius l’ha fatto.

Rispetto del codice Hays (neanche un bacio), pellicola in bianco e nero, risate e lacrime, gag comiche e citazioni a gogò, formato 4:3, 24 e non 16 fotogrammi al secondo ma proprio tutto non si può avere. Risultato: Un meraviglioso capolavoro di forma e contenuto; di archeologia cinematografica; un’opera d’arte. Titolo: The Artist, appunto.

Il cantante di jazz è stato un film mediocre, forse, ma ha rivoluzionato l’industria del cinema alla fine degli anni 20’ (come fece poi Quarto Potere). Gli attori proiettati sullo schermo cominciarono a parlare (poco) e cantare. Lo stesso Chaplin da principio non credette troppo nel sonoro (Luci della città nel ’31 aveva le musiche ma continuava a non far parlare gli attori) ma perfino LUI dovette cedere nel ’40 con Il grande dittatore … fino al ’52 dove, con Luci della ribalta, rappresentò il dramma di un vecchio attore superato dai tempi e di una giovane attrice che arriva al successo (Eh, già. Le storie son sempre le stesse … è il modo di raccontarle che ha sempre fatto la differenza).

In Luci della ribalta, Chaplin e Buster Keaton recitarono insieme per la prima e unica volta. Proprio Keaton fu uno dei meravigliosi attori (definire smorfie l’espressività della loro recitazione è semplicemente ridicolo) che subirono l’avvento del sonoro (diversa fortuna ebbe invece Gary Cooper). Tra le star più note che si annoverano tra le vittime: Rodolfo Valentino, Gloria Swanson (favolosa ancora in Viale del tramonto) e Louise Brooks, Harold Lloyd, Harry Langdon, Barbara Kent, Lon Chaney (una leggenda), o magari John Gilbert e Douglas Fairbanks, questi ultimi cui in parte si lega il personaggio di George Valentin, uno strepitoso Jean Dujardin, miglior attore a Cannes 2011 per la sua interpretazione in questo The Artist.

Sarà che i miei film preferiti di sempre sono muti ma penso che solo in un lavoro del genere si possa vedere tutto il valore di una sceneggiatura (che non è solo dialoghi, con buona pace di alcuni), di regia, fotografia, recitazione e commento musicale. Ma non è questa la sede per disquisire cosa meriti oggi la patente di opera cinematografica.

[youtube]3rZX0B0-X6c[/youtube]

The Artist è un lavoro intelligente quanto divertente e al contempo una summa di citazioni dei film che fanno la storia del cinema. Da King Kong a Zorro a Mandrake ai Pirati al Cappa e spada, da Nascita di una nazione a Umberto D, da Singin’ in the rain a Quarto potere, Metropolis, Murnau, Hitchcock, Chaplin, Ginger e Fred, Clarck Gable e soprattutto Gene Kelly, in mezzo tutto ma proprio tutto l’amore per il cinema delle emozioni.

Come non innamorarsi poi… dello strepitoso Jack Russel UGGY, o della sequenza in cui il sopracciglio di Valentin ripete più volte il ciak nelle riprese di “a Germain affair”, per non parlare delle scene di ballo tra Valentin e Peppy Miller laddove dal sonoro si prepara il successivo balzo al musical.

Certo, questo film non vuole essere un trattato cinematografico di filosofia, come ha magistralmente saputo fare Malick, né un’intima indagine sociopolitica al modo dei Dardenne, solo una favolosa celebrazione del cinema narrativo come intrattenimento (per lo più, al modo della Hollywood che fu).

Hazanevocious parte da un’idea semplice, com’erano quasi tutte quelle del cinema californiano anni ’20 – ’30, e la sceneggia alla perfezione seguendo le regole dell’industria della celluloide.

Anni ’20. Un grande attore del cinema muto, istrionico, vanitoso ed egocentrico, orgoglioso e innamorato del proprio cane più che della propria moglie, regna ad Hollywood-Land fino all’avvento del sonoro (‘27) andando incontro alla grande depressione (‘29). Il declino della star, che rifiuta la sfida della modernità,  incrocia l’ascesa di una giovane promessa dal sorriso disarmante (perfetta la scena della scala in campo lungo). Amore platonico e conflittuale, naturalmente. E così via fino in fondo, sposando il cliché del viaggio dell’eroe ma così han sempre fatto a Los Angeles.

Perfette geometrie nella composizione delle inquadrature e una fotografia d’epoca quasi commovente. Inquadrature e soluzioni di sviluppo e montaggio che richiamano il rigore di Fritz Lang, la magia dell’Aurora di Murnau, la tensione e i dettagli di Hitchcock, il ritmo di Griffith, i drammi di Chaplin e Desica, la modernità di Orson Wells, la poesia di Jaques Tatì, l’ambizione di Howard Hawks. Un film per romantici d’altri tempi e d’ogni tempo, per quelli che amano irresistibilmente quelle pellicole in bianco e nero che non avevano bisogno di troppe parole.

Un film che affascina e strega fino a togliere la parola; che vale molto più del prezzo del biglietto per il bailamme di emozioni che suscita e … quando uscirete dalla sala … qualora incontraste un’amica che vi proponesse di rientrare a vederlo ancora con lei … a fatica romperete il silenzio magico in cui sarete ancora avvolti per sussurrare le sole parole che possano pronunciarsi: ”WITH PLEASURE”.

 

Massimo Murru

 

[youtube]O8K9AZcSQJE[/youtube]


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6 commenti

  1. maurizio scrive:

    Perché tutte ‘ste citazioni secondo te?! Io mi sono stufato delle citazioni, comprese quelle tarantiniane! Perché non sanno più fare nulla da zero e quindi nascondono la loro pochezza rappresentativa in questo modo… io la penso così..

  2. Massimo scrive:

    Così, in generale…non sono d’accordo.
    Nel senso che se le citazioni son fatte male, si integrano male,non seguono un progetto, un principio, se sono fatte solo per un vezzo di nozionismo … allora hai ragione tu tutta la vita.
    Quando invece non è così, come nel caso di alcuni film di Tarantino e a maggior ragione di questo capolavoro d’altri tempi. Allora la citazione ci può stare. Perché il progetto non è mettere la citazione tanto per farlo, per esibirla, per copiare o per mancanza d’idee ma per rappresentare il ruolo che quell’autore e le sue inquadrature hanno avuto per la storia di quel cinema…oltreché per omaggiarli con amore. Citazioni talmente evidenti che non si può neanche dire siano inconsapevoli o che truffaldine per gli ignoranti alcune pellicole storiche. Citazioni che sono vere e proprie opere d’arte di ricostruzione. Che rendono il divertissement un bijou a più chiavi di lettura…o come diceva “quello”: un serico cadeau.

  3. maurizio scrive:

    ..per quanto mi riguarda la cosa non cambia….
    trarre film da un libro o da un fumetto, fa tutto parte dello stesso teatrino e tutto questo è solo una facile arma per combattere la guerra cinematografica!
    Il film non l’ho visto e, guardando il trailer e leggendo il tuo articolo, sicuramente mi piacerà (non contesto questo, ovviamente, so che non c’era bisogno di scrivertelo) ma ciò non toglie che l’originalità ormai è morta e sepolta…basta solo scegliere parti di stili diversi e fonderli, gli spunti vengono da più di 100 anni di cinema, le giuste distante per non far parlare di plagio e oplà….il gioco è fatto.
    Quello che penso però non mi vieta di vedere un film nella sua complessità e divertirmi con esso e apprezzare l’operato che vi è dietro.

  4. maurizio scrive:

    …oh….scusa…..che v’è dietro ;)

  5. Massimo scrive:

    Mah, ripeto, per molti casi, specie italiani francesi e americani hai ragione. Ma non è sempre vero. Intanto, e so che condividi, “la novitàoriginalità è al cosa più vecchia che ci sia” per dirla alla Benigni. SE guardiamo indietro è difficile che si possa affermare che qualcosa è davvero originale. Sono pochi casi, non sempre piacevoli perché l’innovazione dev’essere masticata e assimilata quando non anche digerita.
    Ma detto questo…il punto è dove si cerca l’originalità, se proprio uno ne ha bisogno, … cercarla nei contenuti è da sciocchi secondo me. Spesso le cose migliori sono originali nelle sole cose che contano quando si racconta una storia…nel linguaggio, nella struttura, nel punto di vista, nel metadiscorso quindi e sullo sfondo, tra le righe. E’ là che si trovano i film migliori, non a caso diversi da quelli che si basano sul ritmo e le trovate dei dialoghi.

  6. Federico scrive:

    Il film è magia allo stato puro…e la mente và ad Aurora di Murnau e Luci della città di Chaplin…

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