Hosting gratuito e dominio gratis offerti da HostingGratis.it

DA IMPAZZIRE

Teatro — By Massimo on dicembre 22, 2011 at 14:07

Al teatro Keiros di via Padova in Roma, dal racconto di F. Dostoevskij, Enoch Marrella mette in scena “il suo” CUORE DEBOLE.

Vigilia di capodanno. Vassjia Schumkov (interpretato dallo stesso Marrella) rientra a casa, il solo luogo, nei cui rigidi limiti si senta protetto. Un quadrato di due metri per due (ispirato al suprematismo cui lo stesso VonTrier di Dogville aveva attinto) dalle invisibili pareti nelle quali l’animo fragile è sicuro e costretto. Una scala; un ritratto; un amico disordinato, dormiente e senza troppe inutili regole; una scrivania; uno specchio e un abbaino a mostrare illusorie vie di fuga; una gruccia per l’indispensabile maschera da indossare fuori di là, ammesso che si possa uscirne.

Arkadij Ivanovic (Edoardo Ripani), l’amico fraterno di Vassija, chiarisce la sua filosofia di vita sin dai primi istanti della rappresentazione. Prende la penna dell’amico e la usa come un dardo per centrare il tirassegno, l’obiettivo, il punto: il lavoro (del quale la penna è il simbolo) non va preso troppo sul serio, bisogna divertircisi.

Vassija, rincasa con indosso un frac e confida all’amico del suo imminente matrimonio. La sua emozione è forte. L’indomani sarà il primo dell’anno, fuori impazza la festa ma lui ha un lavoro da finire. Un lavoro per il suo benefattore, la cui immagine ritratta aleggia sulla scena, Julian Mastakovic, dalla benevolenza del quale dipenderà il futuro del novello sposo (e il sostentamento della futura forse fedifraga moglie). Vassija non potrà divertirsi e tantomeno potrà farlo con la sua Liz’anka o con Arkadji, le scadenze incombono.

Sebbene la tradizionale interpretazione del testo russo metta l’accento sull’incapacità di sostenere la gioia di un amore troppo grande, cui il protagonista non è avvezzo, Marrella è andato oltre, riuscendo con l’apprezzabile regia e l’interpretazione a centrare la contraddizione dell’uomo asfissiato tra due mondi in conflitto: l’Essere e il Voler essere, spesso maschera della presunta necessità di un Dover essere. Titanico macigno atlantideo della responsabilità, il senso del dovere è uno dei protagonisti di questo dramma, la scintilla che spinge un piccolo plebeo a pensare di poter realizzare il suo sogno di scalata sociale; che può trasfigurarlo nell’illusione ch’egli non sia più un insignificante ometto sbilenco senza amore ne futuro ma uno stimato burocrate in carriera, un brillante intellettuale dall’invidiabile calligrafia e professionalità: essere l’uomo che anela.

Eppoi l’amore, anch’esso entusiasticamente vissuto più come impegno, come dovere e responsabilità, che come passione e attrazione e gioia. Ebbene l’amore, l’idea di una vita in comune con Liz’anka, comincia a incrinare le ristrette certezze che tengono al sicuro l’instabile psiche dello scribacchino. Il sogno di una via di fuga dalle sue inconsapevoli catene ne abbatte i guardrail sul precipizio della follia.

Il bagliore di Libertà è pericoloso, per l’affrancato da se stesso che non sa come gestirlo, pare affermare il testo russo. E se alle pareti mentali della piccola sicurezza, le crepe d’amore già minavano l’equilibrio … l’inquietudine per l’ambiguo rapporto con lo “stimato-amato-invidiato-disprezzato-temuto” Arkadij e di questi con Liz’anka … e del tempo con le scadenze … e del rispetto degl’impegni presi con il luccichio dei piaceri … e del sacrificio di un rigore stoico con una semplice quotidianità epicurea ne provocano il definitivo crollo.


Per una pazzia davvero liberatoria, che spezza le catene del conformismo e sola può rimutare un uomo … da marionetta sociale in nuda realtà umana, da sovrastruttura d’illusioni in serenità di pulsioni e quantum d’essenziale per una sopravvivenza felice.

Fitto e letterario sebbene mai troppo verboso, il dialogo, reso naturale dagli interpreti, si segue con piacere e chiarezza. Apprezzabili alcune trovate registiche e drammaturgiche di Marrella, come il “rosso flashback” allo specchio (geniale quan’anche fosse solo l’espressione di una paura);  l’ellissi temporale e gli altrove che si materializzano tra i pioli della scala su cui si arrampicano i personaggi. Ben studiate le luci di Hossein Taheri e perfetta la scenografia essenziale, curata da Selena Garau, evidentemente ispiratasi a Malevich. Un’oretta di spettacolo d’alto livello.

CUOREDEBOLE

 

Massimo Murru

Tags: , , , , , , ,

0 Comments

You can be the first one to leave a comment.

Leave a Comment


*
Nice Theme
WordPress Themes