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THE WALKING DEAD

Televisione — By Maurizio on dicembre 21, 2011 at 15:12


“Ecco la vostra opportunità”

“Te ne sono grato”

“Verrà il giorno in cui non lo sarai più”.

 

The walking dead. Una serie televisiva americana che vale la pena di essere guardata, non solo dagli amanti del genere.

E’ vero, abbiamo già visto ogni possibile variazione sul tema “zombie” ma questo caso è diverso. C’è altro in questa serie oltre al sangue e alle armi da fuoco. Qualcosa di autentico e che rende il fulcro di tutto addirittura marginale. Ci si interroga se, in un mondo destinato a morire, i modi e le maniere contino ancora qualcosa. Se il rispetto verso gli esseri, che un tempo erano persone, prevarichi l’istinto di sopravvivenza sito in ognuno. Si parla del disegno divino e se abbia ancora un senso vivere.

La serie Lost, per quanto possa essere odiata e criticata, per quanto possa appartenere ad una fetta di pubblico che la ritiene un prodotto fallimentare, ha innescato una bomba ad orologeria che non ha tardato ad esplodere in altrettante serie ispirate.

Il taglio è sempre lo stesso: Avventura ai limiti dell’insensato, in mezzo ad ambientazioni apocalittiche e/o immerse nella natura incontaminata; Colpi di scena al termine di ogni puntata, con tanto di musica phatos (Bear McCreary – The Sarah Connor Chronicles) e rispettivo “stun” da suspance; personaggi completamente diversi fra loro che racchiudono un passato dubbio e personalità ricche di sfaccettature. E mai come in questo caso le similitudini con Lost appaiono così palesi.


“Diciamo che sono un uomo che ucciderebbe il suo migliore amico. Cosa pensi che farei a uno che non mi piace per niente?”


The walking dead parte già da un solido presupposto: l’ottima traccia fornita dagli albi a fumetti da cui è tratta. Il fumettista statunitense ideatore, Robert Kirkman, ha infatti collaborato costantemente alla realizzazione della serie televisiva (vedi anche la webserie intitolata Storia di uno zombie, composta da sei brevi episodi che narrano, nel momento in cui scoppia l’epidemia, le vicende di una bambina, che si vede zombie nella prima puntata).

Siamo a metà della seconda stagione e, mentre la prima è pressoché impeccabile se non altro per il ritmo sempre concitato, ci sono i presupposti per una perdita di stile. Infatti, la casa produttrice AMC che ha affidato la creazione della prima parte a Frank Darabont (Le ali della libertà; Il Miglio verde; Sepolto vivo) in realtà con gran successo, ha consegnato il prodotto nelle mani di Glen Mazzara (The shield; Nash Bridges) sperando che la serie riacquisti verve.

Nell’ultima parte gli episodi peccano di agilità e più la storia va avanti, invece di accrescere tensione, cresce la noia. Gli eventi dovrebbero accelerare, così come è nella serie a fumetti, e invece rallentano.

Va bene che la speranza è l’ultima a morire ma quando anch’essa non si preoccupa di restare in vita a lungo.

Nonostante tutto, The walking dead, vale sempre la pena di essere guardata. Non solo dagli amanti del genere.


“Noi non uccidiamo mai chi è vivo”

“Buffo detto dall’uomo che mi punta la pistola alla testa”.



Maurizio Ippoliti 


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