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LETTERE MINATORIE

Politica — By Massimo on novembre 3, 2011 at 13:39

 

La casse di Silvio son abbastanza piene da garantirgli la fiducia in Parlamento ogni volta che ne avrà bisogno, anche in mancanza di una maggioranza vera, per quanto di loschi ruffiani faccendieri e massoni.

Inoltre, si sa, se per avere un meritato prepensionamento (e giusto una manciata di privilegi), i nostri parlamentari con qualche legittimo dubbio di esser rieletti, restano inchiodati ai loro seggi in questa legislatura non si può certo biasimarli. Son pur sempre italiani, mica responsabili eroi giapponesi o scandinavi. Peccano di gusto, di classe, di mancanza d’intelligenza, di personalità ma non di meno abbondano dell’avidità tipica degli incapaci.

Eppure si continua a votare o chiedere il voto. Questo è molto italiano. Scommettere; lanciarsi in ignoranti chiacchiere da bar; pensare di poter insegnare di tutto a chiunque; sentirsi sempre in diritto di eludere le regole; prevaricare chicchessia; e poi votare. Poco importa che si tratti di televoto, elezioni politiche o amministrative, sondaggi, e chi più ne ha più ne metta. L’Italiano è avvezzo più degli altri a ciò che appare democratico. All’apparenza appunto.

La fantomatica lettera della BCE, spedita in agosto al governo italiano, suggerisce o meglio “esige” che il belpaese cambi atteggiamento e si metta in riga. Trichet sarà pure francese ma Draghi, da quelle parti, ce l’ha mandato Silvio e a non voler vedere i tassi d’interesse che siamo costretti a pagare per convincere gli investitori ad accollarsi il nostro debito pubblico, per rassicurarli sul fatto che sapremo restituire il prestito, oltre ai ben più grossi problemi relativi non all’alta finanza ma all’economia reale, … è pur vero che se la maggioranza parlamentare ha smesso, quantomeno per mancanza di coraggio, da almeno un anno di governare il Paese, i signori che contano in Europa e nell’economia mondiale impongono l’agenda.

E cosa vogliono? Niente d’irragionevole, tutto sommato. Vogliono che sprechiamo meno risorse pubbliche, che dimostriamo di saperle amministrare nel modo più razionale ed efficiente, e che facciamo quanto necessario per rilanciare l’economia. Un pareggio di bilancio entro il 2013; un deficit pubblico non superiore al 1% di PIL; la riduzione degli impiegati pubblici (per lo più inetti fannulloni), rafforzando le regole che ne consentano un più dinamico ricambio e riducendone gli stipendi; abolire i livelli amministrativi intermedi (leggi taglio delle province e altri enti inutili); rivedere le norme su assunzioni e licenziamenti in modo da ridurre la disoccupazione e rendere più reale la flessibilità che da noi è sinonimo di precarietà; la piena liberalizzazione degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali, prevedendone la privatizzazione su larga scala (con buona pace dei demagoghi referendari sui servizi publlici e delle lobby di medici, notai, avvocati, commercialisti, giornalisti, e compagnia cantante…ben rappresentate nei seggi delle Camere). Cose che manco il migliore degli illusionisti. E una riforma del sistema pensionistico? Quella non la pretendono ma se dobbiamo rendere più efficiente il sistema, anche praticando tagli allo scopo di ridurre debito e deficit … non che ci sia molto da starci a pensare. In Situazioni simili e peggiori di queste, nell’antica Roma si nominava un dictator che risolvesse la situazione. Oggi lo chiameremmo Commissario straordinario con pieni poteri per decretazione d’urgenza. Una specie di Sig. Wolf dei miracoli.

E se non obbedissimo a questi signori? Bè, in tal caso riterrebbero carta straccia i titoli del nostro debito e ci lascerebbero senza euro da spendere. Della serie, mangia di questa minestra mentre pedali, che non per niente t’ho dato la bici.

Qui la cosa si complica. Perché la maggioranza non ha nessuna “comune” intenzione di fare quanto richiesto e ciascuno ha una sua strampalata idea di quello che ci si potrebbe inventare per imbrogliarLI senza danneggiare la categorie che rappresenta e di cui è esponente.

Bé, ma allora che stiamo a pensare? C’è una Opposizione, che ci pensino loro. Ecco, il punto è che di opposizioni ce ne stanno ben più di una e l’unica cosa che le unisce, male per giunta, da quindici anni a questa parte è l’antiberlusconismo. Quindi anche qualora s’incaricassero le opposizioni di prendere in mano il governo del Paese, le cose non andrebbero meglio, diciamo che andrebbero diversamente peggio.

Per non parlare del fatto che qualora si andasse oggi alle elezioni, tanto per immaginare che Silvio possa seguire l’esempio di Zapatero, il tanto noto porcellum non consentirebbe di sperare in una migliore composizione del parlamento. La classe politica quella è.

E quindi? Come fare?

Intanto Super “pazienza” Napolitano indossa costume e mantello e fa un giro di consultazioni. Così, per non saper ne leggere ne scrivere.

E qui salta fuori, ancora una volta, il leggendario Governo di larghe intese. Una volta noto anche come governo tecnico. Quello che dovrebbe riunire gli illuminati politici autorevoli e responsabili per fare una nuova legge elettorale, per realizzare i diktat della BCE, magari una leggina sul conflitto d’interessi, e andare poi a nuove elezioni a fine legislatura. Vale a dire: “bella rigà, facciamo un’orgia per mandare via zio Silvio e risolvere i problemi urgenti del Paese”. Su quali siano questi problemi urgenti, ognuno però ha la propria idea che non s’accorda con quella degli altri.

Per Silvio e il Pdl si va avanti fino a fine legislatura, non c’è nessun problema e al massimo si può fare un bel rimpasto all’italiana con Silvio sempre in testa. Per i Responsabili di Scilipoti e compagni, basta pagare, tutto ha un prezzo. I malpancisti di Pisanu, Straquadanio e Scajola, bacchettano il premier e tentano di persuaderlo cercando di capire chi regala loro case e altri beni. Il cerchio magico della Lega ha le idee chiare: “a noi basta che si faccia il federalismo ma le pensioni e le Province non si toccano, per il resto non ci pare che ci siano grossi problemi e comunque se non si fa come diciamo noi facciamo saltare il banco e andiamo a nuove elezioni subito, col porcellum s’intende”.

Nella Lega però, qualcuno s’è stancato delle favole, delle fate nel cerchio e delle magie del vecchio allevatore di trote. Gli amministratori onesti che sanno cosa vuol dire gestire risorse pubbliche con efficacia ed efficienza, quelli che han lottato per anni contro la vecchia politica e preferiscono la coerenza all’ipocrisia, opteranno per lo scontro duro. Maroni, Tosi, Fontana, Giorgetti, Pini, Salvini, forse Cota  (se non gli ricontano i voti che ha rubato alla Bresso) molleranno le sciocchezze populistiche per fare quello che va fatto, con buona pace di Reguzzoni, Rosy Mauro, Borghezio e gli altri fascisti. Vabbè. Ma da soli dove vanno?

Disposti ad andargli incontro i centristi del Terzo Polo di FLI, UDC e Rutelli. Casini, si sa, riscontra il favore dell’ipocrisia cattolica emiliano vaticana e potrebbe riuscirgli di contrastare il potere economico dei ciellini romagnoli e del nordest, guidati oggi da Letta, Formigoni e Lupi nel PDL. I maroniani, insieme a Casini, riuscirebbero a portarsi dietro i più illuminati pidiellini in quota CL, come Galàn e Formigoni, anche se sarebbero indispensabili le primarie per decidere chi comanda. Con un po’ di buona volontà sarebbero dentro anche i radicali di Pannella e Bonino, in cambio di qualcosa che non credo possa essere l’amnistia (la quale non è la soluzione seria ai problemi reali della carceri) ma più probabilmente una ragionevole riforma carceraria e magari una legge sulle unioni civili e sul testamento biologico. E senza dimenticare il nuovo imminente partito degli imprenditori. Un nuovo (più usato sicuro in verità) Moloch guidato da Montezemolo, Marcegaglia, Todini, DallaValle, Abete e la Confindustria tutta. Anche questi avrebbero tutto l’interesse a sostenere questa COSA BIANCA, in attesa delle elezioni del 2013, prendendo tempo per organizzarsi meglio e collaudare eventuali partner futuri. CISL e UIL seguirebbero senza mettere bastoni tra le ruote.

Sì, ma con le sinistre come la mettiamo? Se queste si uniscono, mettendo d’accordo D’Alema, i cattocomunisti di Bindi e Franceschini, Veltroni, DiPietro e l’italia dei Suoi valori, Vendola, i rottamatori di Renzi, i verdi e le cinque stelle di Grillo … e magari tutti insieme fanno l’occhietto a Casini, non ce n’è più per nessuno. Così com’è vero che se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un’apecar e oggi non sarebbe sepolta in Sardegna ma esposta in un museo di Detroit col marchio della Chrysler sul cofano. Ragion  per cui, mia nonna all’impossibile unione delle sinistre avrebbe sorriso sussurrando “Chentu concas, chentu barritas”. L’ignoranza arrivista del poliziotto abruzzese non si sposa con la cultura elitaria fine a se stessa del gaio demagogo pugliese che non si sposa con le battaglie concrete del comico ligure propenso a fare casino più che altro. Nessuno di questi si sposa poi con le vecchie strutture e dinamiche partitiche del PD e le sue correnti divergenti. E purtroppo Ferraro è fuori dal parlamento se no ci sarebbe stato un problema in più con sindacati, studenti, black block e centri sociali. Il Paese che arroventa le piazze insomma.

Ci teniamo Silvio?

Ma anche no. Vista la situazione di emergenza e necessità, il PD si avvicina da tempo e si struscia addosso a quella COSA BIANCA di cui ha in seno diversi bacilli, quel centro di Casini con i maroniani e gli altri, che non piace agli ex comunisti ma serve.

PD e centristi, anche senza DiPietro, Grillo, Bonelli e Vendola, potrebbero ottenere il mandato da Napolitano per fare un governo di cosiddette larghe intese, lasciandosi all’estrema destra Storace, vecchi PDL e cerchio magico, ed all’estrema sinistra i quattro moschettieri del popolo, che pure … abbassando la cresta e al solo scopo di realizzare un programma ben definito, potrebbero pure accodarsi cominciando una lunga campagna elettorale per le elezioni del 2013. Però questi guasconi son pericolosi ed è meglio farne a meno, perché non brillano certo per lungimiranza, competenza e diplomazia, indispensabili e non solo utili per gestire un governo di transizione fino al 2013. Farebbero solo casini.

E quanto a Casini, di questi tempi il PD è disposto a tollerare solo PierFerdi , l’uomo giusto per guidare una simile coalizione. Istituzionale ma un pò scaduto Fini, troppo dalemiano Bersani, difficile Bindi (troppo Prodiana nei modi e nelle forme), al limite è più facile un outsider, come un radicale da accontentare, magari donna, magari Bonino. Magari! E Renzi? Matteo ha cominciato la lunga campagna elettorale che lo porterà a candidarsi e, probabilmente a vincere, le primarie nel centrosinistra per le elezioni del 2013, ma per ora non è ancora il suo turno ed è abbastanza intelligente da capirlo. Aspetterà il suo momento, almeno per le primarie del centrosinistra, e continuerà a prendere appunti sul web e far esplodere stelle o presunte tali nel firmamento buio del PD. E nel frattempo a Palazzo vecchio, tra le tante lettere di cittadini scontenti, pare sia stata trovata una bozza di suo pugno: Carissimo Silvionarola

 

 

 

 

 

 

 

Massimo Murru

 

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