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O LA BORSA O LA VITA

ATTUALITA', Cronaca, Politica — By Massimo on agosto 6, 2011 at 16:44

 

Alla Borsa di Milano, come in quelle di tutto il mondo, si continua a bruciare il valore delle azioni in mano a soci, investitori e risparmiatori d’assalto. Aziende che di fatto hanno beni e risorse importanti, sui monitor di Piazza affari risultano bagnarole bucate. Che poi uno dice: perfetto, compro a due soldi e al prezzo di un canotto mi ritrovo una corazzata. Peccato tutti aspettino che il prezzo continui a scendere.

Nessuno compra. Le azioni valgono sempre meno e chi le ha, per paura di perder tutto, le vuol vendere ma non trovando acquirenti quelle continuano a deprezzarsi.

Curioso pensare che tra le società più quotate e in salute sul panorama internazionale vi siano quelle del settore ICT, come Google, Apple, IBM e Microsoft, il cui valore patrimoniale è prevalentemente virtuale o immateriale.

Certo, un nuovo intervento bellico al mese; l’aumento dei Paesi occidentali strangolati dal debito pubblico per aver vissuto troppo a lungo al disopra delle proprie possibilità; governi sempre più instabili, alla mercé delle lobby che li manovrano; governi perennemente appresso ai ritmi economici di uno sfrenato consumismo alla frutta; la continua rincorsa alla speculazione, edilizia e finanziaria; e poi non capisco perché ci si sorprenda … tra gli squali e le bolle, il rischio di affondare è sempre stato a fil di metafora.

 

Vabbè, ci sta un problema, un altro, l’ennesimo, e la crisi continua a bruciare soldi, imprese, sogni e posti di lavoro. Senza sosta. Il tasso di disoccupazione diminuisce ma non perché aumenti l’occupazione bensì per l’aumento di quelli che un lavoro hanno smesso di cercarlo. Ma questo problema chi è deputato a risolverlo?

 

In Italia, per tamponare il volo degli avvoltoi e l’incedere degli sciacalli, la soluzione ai problemi è presto individuata. Una bella manovra che, in ossequio agli impegni comunitari e internazionali, tagli tutto il tagliabile tranne gli sprechi e il superfluo ma soprattutto a partire dalla prossima legislatura.

 

La soluzione al problema non è più fare qualcosa bensì dire qualcosa. Non un provvedimento immediato e di sacrificio esemplare ma una dichiarazione d’intenti per il futuro. Come ai vecchi tempi dell’”Armiamoci e partite”. Quel che conta è che gli elettori sentano parole che rimarranno loro in testa. Comunicazione, la chiamano.

 

L’indomito Silvio si mostra in Parlamento e fa il suo discorso, sicuramente scritto mentre, accanto al suo avvocato, stava in tribunale per uno dei suoi processi.

Il discorso del premier è retorico, banale, prevedibile, da manuale. Non da meno sono le risposte dell’opposizione. Appropriate al Valore dei nostri deputati (altro che FTSE MiB); risposte assemblate per i telespettatori avidi di news e per i lettori gossippari d’avanspettacolo politico. Parole buone per i sedicenti giornalisti italiani che han da scrivere un pezzo di 20 righe entro le ore 18, partendo da un comunicato e senza sollevare il culo dalla scrivania. Non sia mai.

 

Fli, come al solito, l’aveva detto mesi orsono; la Lega smentisce oggi quel che ha detto ieri e che domani si vedrà, contano solo il federalismo, la razza (magari tanto nordica da offendere quella norvegese), l’acqua (distillata) del Po e i cerchi magici (al naso); per Casini non si va avanti; il Pd avanti ci viene ma solo se il cretino fa un passo indietro; sempre in lotta con la logica, la coerenza e la grammatica italiana, il semianalfabeta DiPietro, si scambia di ruolo con Beppe Grillo e si da alla comicità; Vendola si compiace parlando a vanvera per farsi seguire dal popolo confuso, lui è un leader estremo e andare avanti gli è sempre piaciuto per natura ma solo se gli altri gli vengono dietro. Storie di trenini. Solo che in Italia, tra ferrovie dello stato e no tav, gli unici trenini che ancora vanno avanti sono quelli a vapore delle canzoni o quelli giocattolo (e pure questi ormai si muovono poco).

Tutto è Comunicazione. Solo parole, dette nel modo più efficace possibile. Pubblicità del nulla. Costruzione di un’immagine, fasulla, brand building, posizionamento, marketing spicciolo. Sarà anche per questo che la notte, sotto i cartoni e le coperte sporche dei portici di piazza Exedra a Roma, si comunica poco.

 

Comunicazione Mediatica, per raccontarci dei grossi problemi di cui l’elettore vuol sentir parlare: le tangenti di Penati, stranamente concomitanti con la diffusione delle notizie su Tremonti e il generoso AMICO Milanese; Melania Rea, i pantaloni abbassati, le corna ed i trans … che a vederlo camminare, quel soldato istruttore di reclute vogliose, qualche dubbio non fatica ad insinuarsi; il piccolo Jason sparito nel nulla sotto la terra di una madre distratta; sbarchi nordafricani con più speranza che vita, gettata e dispersa in mare; il processo di Perugia e la nuova accompagnatrice di Clooney; Marchionne tra bluff finanziamenti smembramenti e acquisizioni, gioca a rubamazzetto con governi e sindacati, che poi … un uomo Fiat con indosso un Golf può esser credibile? Omar è uscito dal carcere, senza Erika; nuovo caso di malasanità; che fine han fatto le gemelline svizzere? Nuova versione di Misseri ma chi ha ucciso Sara Scazzi? E Laura Palmer? E la Franzoni? E sti cazzi? Gheddafi, che lega la gente per il collo e se la lega al dito, dicono, avrebbe slegato un siluro contro una nave italiana (nel mediterraneo in quel momento non erano disponibili DC9) ma, tra dichiarazioni e smentite, il giorno dopo gli ammazzano il figlio macellaio. Si sa, i piatti freddi… Intanto c’è chi dice il longevo rais prenoti un posto sul prossimo barcone in partenza per Lampedusa…

 

Però, tra ominicchi, nuovi sprechi, fango, notiziole e debiti incolmabili,  andremo presto alle elezioni, pensano gli ingenui che a una pensione non pensano più. Presto quando? E quali nomi troveremo sulle schede? A chi gli imprenditori di nuova generazione dovranno pagare le tangenti nei prossimi anni? Perché ci son cose di cui in Italia proprio non si può fare a meno. Pasta e pizza, il calcio, San Remo, la Ventura e le tangenti. Chiamatelo pizzo, dazioni di denaro, liberalità, caparre per immobili che nessuno ha mai pensato di acquistare, garanzie, cauzioni, assicurazioni obbligatorie, trattenute per tfr, estemporanee necessità per collezioni d’orologi, etc. Il succo non cambia e serve affinché l’uomo del monte possa dire si, l’appalto è servito.

 

Quindi veniamo alle schede elettorali del prossimo futuro, tra prestigiatori, aritmetica e lavanderie di giaguari …

 

Massimo Murru

 

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